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greco · Longo sofista
Longo sofista · Dafni e Cloe
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Nel romanzo Dafni e Cloe di Longo sofista, il giovane pastore Dafni trova una mela straordinaria e la regala a Cloe come simbolo del suo amore. La scena mostra la crescente passione tra i due giovani protagonisti.
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Un melo era stato completamente spogliato e non aveva né frutto né foglia; tutti i rami erano nudi; e su di essi al sommo cresceva una mela, grande e bella, che superava di bellezza tutte le altre; il vendemmiatore ebbe paura di salire, trascurò di coglierla forse per proteggere il bellissimo frutto come un pastore innamorato. Quando Dafni vide questa mela, ebbe fretta di salire per staccarla, ma Cloe glielo impedì; poiché ella si voltò sdegnata verso le greggi e se ne andò, Dafni corse dietro, salì sulla pianta e riuscì a cogliere il frutto per portarlo a Cloe come dono e disse, furibonda: «O vergine, questo frutto che le Stagioni belle fecero crescere e che una pianta bella nutrì mentre il sole splendeva, e che la Sorte proteggeva. E non avrei dovuto abbandonarlo agli occhi affinché cadesse a terra e il gregge lo calpestasse mentre pascolava, o un rettile lo avvelenasse strisciando, o il tempo lo consumasse mentre giaccia guardato e lodato. Questo frutto Afrodite ricevette come premio di bellezza; questo io te lo do come premio di vittoria. Avete testimoni simili: quello era pastore, io sono capraio. Detto ciò, glielo porge nel grembo; e lei, avvicinatosi, lo baciò, così che Dafni non si accorse nemmeno di aver osato salire a tale altezza; ricevette infatti qualcosa di più prezioso di una mela d'oro: un bacio.»
Μια μηλεα τετρυγητο και ουτε καρπον ειχεν ουτε φυλλον· γυμνοι παντες ησαν οι κλαδοι· και εν μηλον επεττετο επ' αυτοις ακροις ακροτατον, μεγα και καλον και των πολλων την ευανθιαν ενικα μονον· εδεισεν ο τρυγων ανελθειν, ημελησε καθελειν ταχα δε και εφυλαττετο το καλον μηλον ερωτικω ποιμενι. Τουτο το μηλον ως ειδεν ο Δαφνις, ωρμα τρυγαν ανελθων και Χλοης κωλυουσης ημελησενη μεν αμεληθεισα, οργισθεισα προς τας αγελας απηλθει Δαφνις δε αναδραμων εξικετο τρυγησαι και κομισαι δωρον Χλοη και λογον τοιονδε ειπεν οργισμενη· “Ω παρθενε, τουτο το μηλον εφυσαν Ωραι καλαι και φυτον καλον εθρεψε πεπαινοντος Ηλιου, και ετηρησε Τυχη. Και ουκ εμελλον αυτο καταλιπειν οφθαλμους εχων, ινα πεση χαμαι και η ποιμνιον αυτο πατηση νεμομενον η ερπετον φαρμαξη συρομενον η χρονος δαπανηση επικειμενον, βλεπομενον, επαινουμενον. Τουτο Αφροδιτη καλλους ελαβεν αθλον τουτο εγω σοι διδωμι νικητηριον. Ομοιους εχετε τους μαρτυρας· εκεινος ην ποιμην, αιπολος εγω. Ταυτα ειπων εντιθησι τοις κολποις· η δε εγγυς γενομενον κατεφιλησεν, ωστε ο Δαφνις ου μετεγνω τολμησας ανελθειν εις τοσουτον υψος· ελαβε γαρ κρειττον και χρυσου μηλου φιλημα.
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I 115 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
Un melo era stato completamente spogliato e non aveva né frutto né foglia; tutti i rami erano nudi; e su di essi al sommo cresceva una mela, grande e bella, che superava di bellezza tutte le altre; il vendemmiatore ebbe paura di salire, trascurò di coglierla forse per proteggere il bellissimo frutto come un pastore innamorato. È l'inizio della versione di Longo sofista, Dafni e Cloe.
In Dafni e Cloe, la mela che Dafni raccoglie e dona a Cloe è un simbolo di bellezza e amore: come la mela fu assegnata ad Afrodite per bellezza, Dafni la dà a Cloe, riconoscendola come la più bella, e riceve in cambio un bacio ancor più prezioso dell'oro.
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