Caricamento…
Caricamento…
I passi più studiati, con la traduzione accanto. Tocca una parola e si accende la sua resa.
1, 1, 2
Vi è una città di Lesbo, Mitilene, grande e bella; è infatti divisa da canali in cui scorre sotto il mare, ed è ornata da ponti di pietra levigata e bianca. Potresti pensare di vedere non una città ma un'isola. A circa duecento stadi da questa città, Mitilene, vi era il podere di un uomo ricco, una proprietà bellissima: monti ricchi di selvaggina, pianure di grano; colline di vigne, pascoli di greggi; e il mare lambiva una riva distesa di sabbia morbida. In questo podere un capraio, mentre pascolava, di nome Lamone, trovò un bambino nutrito da una delle capre. C'era un bosco, una macchia di rovi, edera che si arrampicava intorno e erba morbida, sulla quale giaceva il bambino. Qui la capra, correndo di continuo, spesso spariva e, abbandonato il capretto, restava accanto al bambino. Lamone sorveglia le sue andirivieni, impietosito per il capretto trascurato, e, giunto sulle tracce nel pieno del mezzogiorno, vede la capra che sta a cavalcioni con cautela, per non ferirlo calpestandolo con gli zoccoli, e il bambino che succhia il flusso del latte come da una mammella materna.
1, 2
C'è una città dell'isola di Lesbo, Mitilene, grande e bella. Fiumi e ponti di pietra levigata e bianca abbelliscono la città. Non lontano da Mitilene c'è il campo di un uomo ricco e vasti pascoli. In quei campi un capraio, Lamone di nome, pascola le capre, e un giorno vede una cosa straordinaria. Una capra spesso abbandona il capretto appena nato e corre nel boschetto, e poi dopo poco tempo ritorna. Il capraio osserva le scorribande della capra e si avvicina al boschetto. e trova un bambino maschio. La capra, da un lato, allatta il bambino al posto del capretto, mentre il piccolo succhia il latte come dalla madre. Il capraio dunque si meraviglia moltissimo della cosa, perché anche le fasce del bambino sono molto preziose. Inoltre, vicino al bambino trova anche una fibbia d'oro e un piccolo pugnale con l'elsa d'avorio. E in un primo momento vuole togliere i segni di riconoscimento e abbandonare il bambino, poi però si vergogna e lo porta a casa. e la moglie accoglie con gioia il bambino, e lo alleva come proprio figlio.
1, 4, 1, 3
Mentre un anno passa, un pastore dei campi limitrofi, di nome Drias, capita negli stessi campi e fa scoperte e spettacoli simili. C'era un antro delle Ninfe, una grande roccia scavata dentro, arrotondata fuori. Statue di Ninfe erano scolpite nella pietra: piedi scalzi, braccia nude sulle spalle, capelli sciolti fino al collo, una cintura attorno ai fianchi, un sorriso sulle labbra; tutta l'immagine era danza di chi ballava. L'entrata della grande roccia era al centro. Acqua zampillava da una fonte e formava un ruscello, tanto che davanti all'antro si stendeva un prato bellissimo, nutrito da umidita' e morbida erba. Vi giacevano anche secchi e flauti traversi, siringi e canne, offerte di antichi pastori.
1, 6, 1, 3
Ritenendo che il ritrovamento fosse cosa divina e insegnato dalla capra a fare questo, prende il bambino in braccio, depone i segni di riconoscimento nella bisaccia, e prega alle Ninfe di allevare con fortuna colei che supplica loro. E poiché era tempo di condurre via il gregge, venuto alla fattoria racconta alla moglie quel che aveva visto, le mostra quel che aveva trovato, le ordina di credere che sia una figlia e di allevarla in segreto come propria. Ecco che Nape - questo era il suo nome - subito divenne madre e amò la bambina, come se temesse di essere biasimata dalla capra, e a lei stessa impose un nome da pastora per darle credibilità: Cloe.
1, 8, 1, 3
Dopo aver visto questo sogno ne furono rattristati se sarebbero diventati pastori e caprai coloro che la sorte prometteva più grande fin dalle fasce - per questo li nutrivano con cibi più delicati, li istruivano nelle lettere e in tutto quel che era bello secondo la campagna - ma parve loro di dovere obbedire agli dèi riguardo alla provvidenza per i salvati. E dopo aver comunicato il sogno l'uno all'altro e aver sacrificato al bambino che aveva le ali presso le Ninfe - il cui nome non potevano dire - li mandano come pastori insieme ai greggi, dopo aver insegnato loro ogni cosa: come pascolare prima di mezzogiorno, come pascolare dopo quando il caldo è cessato; quando condurre al pascolo, quando riportare a riposo; con quali pali di giavellotto è necessario far uso, con quale sola voce. Loro invece con grande gioia ricevevano questa carica come una cosa grande e amavano le capre e le pecore più di quanto è costume per i pastori, lei credendo che la salvezza del gregge di pecore fosse merito suo, lui ricordandosi che una capra lo aveva allevato quando era stato esposto.
1, 11, 12
Una lupa affamata alleva i cuccioli nei monti vicini, e spesso rapisce capre e pecore dai greggi. Ha infatti bisogno di molto cibo per l'allevamento dei cuccioli. I pastori dunque preparano insidie contro la lupa: scavano fosse larghe e profonde, tendono sopra le fosse legni e rami, poi coprono tutto con la terra. La lupa, da un lato, si accorge del pericolo e scampa alle insidie, mentre molte capre e pecore cadono nelle fosse e muoiono. Dafni, mentre inseguiva nel bosco un capro che si era smarrito, cade senza accorgersene in una fossa. Comincia dunque a piangere e a invocare aiuto gridando con voce forte. Allora Cloe, che pascolava il gregge non lontano, ode il giovane che grida. subito chiama in aiuto un bovaro dai campi vicini e arriva presso la fossa. Il bovaro accorre prontamente, getta una lunga corda nella fossa, tira su Dafni e lo salva.
3, 33, 4, 34, 3
Un melo era stato completamente spogliato e non aveva né frutto né foglia; tutti i rami erano nudi; e su di essi al sommo cresceva una mela, grande e bella, che superava di bellezza tutte le altre; il vendemmiatore ebbe paura di salire, trascurò di coglierla forse per proteggere il bellissimo frutto come un pastore innamorato. Quando Dafni vide questa mela, ebbe fretta di salire per staccarla, ma Cloe glielo impedì; poiché ella si voltò sdegnata verso le greggi e se ne andò, Dafni corse dietro, salì sulla pianta e riuscì a cogliere il frutto per portarlo a Cloe come dono e disse, furibonda: «O vergine, questo frutto che le Stagioni belle fecero crescere e che una pianta bella nutrì mentre il sole splendeva, e che la Sorte proteggeva. E non avrei dovuto abbandonarlo agli occhi affinché cadesse a terra e il gregge lo calpestasse mentre pascolava, o un rettile lo avvelenasse strisciando, o il tempo lo consumasse mentre giaccia guardato e lodato. Questo frutto Afrodite ricevette come premio di bellezza; questo io te lo do come premio di vittoria. Avete testimoni simili: quello era pastore, io sono capraio. Detto ciò, glielo porge nel grembo; e lei, avvicinatosi, lo baciò, così che Dafni non si accorse nemmeno di aver osato salire a tale altezza; ricevette infatti qualcosa di più prezioso di una mela d'oro: un bacio.»
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