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greco · Luciano
Luciano · Nigrino
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Luciano, attraverso il personaggio di Nigrino, critica la società romana e insegna come la città stessa è una scuola di virtù per chi sa resistere alle tentazioni e alle illusioni della fortuna, proprio come Odisseo di fronte alle Sirene.
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Se infatti bisogna lodare anche i mali, non pensare che esista una palestra di virtù più grande o una vera prova dell'anima di questa città e della vita qui: non è cosa da poco resistere a tanti desideri e a tanti spettacoli e suoni che vengono da ogni parte e ci coinvolgono, ma bisogna veramente imitare Odisseo e navigare accanto a essi non legato alle mani, sarebbe vigliacco, né con le orecchie chiuse dalla cera, ma ascoltando e libero e veramente superbo. E c'è da ammirare la filosofia osservando tanta follia, e da disprezzare i beni della fortuna, vedendo come in uno spettacolo e in un dramma con molti personaggi chi da schiavo diventa padrone, chi da ricco diventa povero, chi da povero satrapao re, chi è amico di questi, chi nemico, chi è esule: proprio questo è terribile, che sebbene la Fortuna testimoni di scherzare con le cose umane e ammetta che nulla di esse è stabile, tuttavia vedendo ogni giorno queste cose tutti desiderano ricchezza e potere e vanno in giro pieni, sebbene le loro speranze non si realizzino.
Ει γαρ χρη και κακων επαινον ειπειν, μη υπολαβης μειζον τι γυμνασιον αρετης η της ψυχης δοκιμασιαν αληθεστεραν τησδε της πολεως και της ενταυθα διατριβης: ου γαρ μικρον αντισχειν τοσαυταις μεν επιθυμιαις, τοσουτοις δε θεαμασι τε και ακουσμασι παντοθεν ελκουσι και αντιλαμβανομενοις, αλλα ατεχνως δει τον Οδυσσεα μιμησαμενον παραπλειν αυτα μη δεδεμενον τω χειρε - δειλον γαρ - μηδε τα ωτα κηρω φραξαμενον, αλλ' ακουοντα και λελυμενον και αληθως υπερηφανον. Ενεστι δε και φιλοσοφιαν θαυμασαι παραθεωρουντα την τοσαυτην ανοιαν, και των της τυχης αγαθων καταφρονειν ορωντα ωσπερ εν σκηνη και πολυπροσωπω δραματι τον μεν εξ οικετου δεσποτην προιοντα, τον δ' αντι πλουσιου πενητα, τον δε σατραπην εκ πενητος η βασιλεα, τον δε φιλον τουτου, τον δε εχθρον, τον δε φυγαδα: τουτο γαρ τοι και το δεινοτατον εστιν, οτι καιτοι μαρτυρομενης της Τυχης παιζειν τα των ανθρωπων πραγματα και ομολογουσης μηδεν αυτων ειναι βεβαιον, ομως ταυθ' οσημεραι βλεποντες ορεγονται και πλουτου και δυναστειας και μεστοι περιιασι παντες ου γινομενων ελπιδων.
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I 104 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
Se infatti bisogna lodare anche i mali, non pensare che esista una palestra di virtù più grande o una vera prova dell'anima di questa città e della vita qui: non è cosa da poco resistere a tanti desideri e a tanti spettacoli e suoni che vengono da ogni parte e ci coinvolgono, ma bisogna veramente imitare Odisseo e navigare accanto a essi non legato alle mani, sarebbe vigliacco, né con le orecchie chiuse dalla cera, ma ascoltando e libero e veramente superbo. È l'inizio della versione di Luciano, Nigrino.
Nigrino paragona la necessità di resistere alle tentazioni di Roma al viaggio di Odisseo nel Nigrino, dicendo che bisogna navigare accanto alle Sirene ascoltando ma senza esserne coinvolti, liberi e superbi.
Altri passi di Luciano già tradotti e analizzati.