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Allos Idem · Vol. unico · pag. 611 · versione 245
Plinio il Giovane · Epistulae
Versione d’autore: Plinio il Giovane, Epistulae
Plinio il Giovane (61–113 d.C. circa) fu avvocato, senatore e scrittore romano. In questa lettera all'amico Maurico, fratello del filosofo stoico Rustico Aruleno giustiziato da Domiziano, Plinio accetta con entusiasmo l'incarico di cercare un precettore per i figli del fratello defunto. Il brano rivela il profondo legame di Plinio con la memoria di Aruleno e il suo affetto per i giovani, nonché un vivace spaccato sulla vita intellettuale romana: Plinio torna a frequentare le scuole dei retori, osserva l'effetto che la sua presenza fa sugli alunni e promette di riferire con cura le proprie impressioni su ciascun candidato.
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Gaio Plinio al suo Maurico, salute. Che cosa di più gradito avrebbe potuto essermi affidato da parte tua, se non di cercare un precettore per i figli del tuo fratello? Infatti grazie a te torno a scuola e riprendo quasi quella dolcissima età: siedo tra i giovani come ero solito fare, e verifico addirittura quanta autorità abbia presso di loro grazie alle mie attività letterarie. Infatti di recente, in un'aula affollata, ridevano tra loro apertamente davanti a molti del nostro ordine; entrai, ammutolirono; cosa che non riferirei, se non riguardasse più la loro lode che la mia, e se non volessi farti sperare che i figli del tuo fratello possano imparare bene. Per il resto, quando avrò ascoltato tutti coloro che insegnano, ti scriverò il mio giudizio su ciascuno, e farò in modo, nei limiti di quanto una lettera potrà raggiungere, che tu sembri aver ascoltato tutti di persona. Ho infatti questo obbligo verso di te, verso la memoria del tuo fratello: questa lealtà, questo impegno, soprattutto per una cosa così importante. Cosa importa di più a voi, se non che i ragazzi (direi tuoi, se non li amassi ora più di loro stessi) si trovino degni di quel padre e di te come zio? Questo compito me lo sarei assunto anche se non me lo avessi affidato. Non ignoro che nell'eleggere un precettore si devono affrontare dei dispiaceri, ma devo sopportare non solo i dispiaceri, ma persino le inimicizie per i figli del tuo fratello con la stessa serenità con cui i genitori le sopportano per i propri figli. Stammi bene.
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I costrutti e le regole di questo passo: apri quello che ti serve per l’esempio dal testo e la spiegazione.
ut … quaererem
→ di cercare un precettore
ut... quaererem: la proposizione introdotta da ut con il congiuntivo imperfetto dipende da iniungi e indica il contenuto dell'incarico affidato a Plinio.
Compare nel periodo 2 · 2 volte in questo passo.
Nell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
quantum … habeam
→ quanta autorità abbia presso di loro
quantum... habeam: interrogativa indiretta dipendente da experior, con il verbo al congiuntivo presente. Esprime il contenuto di ciò che Plinio verifica durante le sue visite alle scuole.
Compare nel periodo 3.
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quod … referrem
→ cosa che non riferirei, se non...
quod non referrem, nisi...: il pronome relativo quod riprende l'intera scena precedente e introduce una proposizione con doppia condizionale (nisi... nisi), che giustifica retroattivamente il racconto.
Compare nel periodo 4.
Scheda completa: Nesso relativo con valore avversativoNell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
ut … videaris
→ che tu sembri aver ascoltato tutti di persona
ut... videaris: finale introdotta da ut con il congiuntivo presente, dipendente da efficiam. Plinio si impegna a fare in modo che Maurico sembri aver ascoltato di persona tutti i candidati.
Compare nel periodo 5.
Scheda completa: Proposizione finale con ut e congiuntivoNell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
si … mandasses vindicassem
→ anche se non me lo avessi affidato, me lo sarei assunto
si non mandasses... vindicassem: congiuntivo piuccheperfetto in entrambe le proposizioni (protasi e apodosi), forma classica del periodo ipotetico dell'irrealtà riferito al passato.
Compare nel periodo 8.
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suscipiendas offensas
→ si devono affrontare dei dispiaceri
suscipiendas (esse) offensas: il gerundivo suscipiendas in accusativo, predicativo dell'oggetto in un'infinitiva implicita dipendente da ignoro, esprime la necessità di sopportare i dispiaceri.
Compare nel periodo 9.
Nell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
Il testo originale pulito e, periodo per periodo, l’analisi di ogni parola: lemma, paradigma, morfologia, funzione e significati.
C. Plinius Maurico suo s. Quid a te mihi iucundius potuit iniungi, quam ut praeceptorem fratris tui liberis quaererem? Nam beneficio tuo in scholam redeo, et illam dulcissimam aetatem quasi resumo: sedeo inter iuvenes ut solebam, atque etiam experior quantum apud illos auctoritatis ex studiis habeam. Nam proxime frequenti auditorio inter se coram multis ordinis nostri clare iocabantur; intravi, conticuerunt; quod non referrem, nisi ad illorum magis laudem quam ad meam pertineret, ac nisi sperare te vellem posse fratris tui filios probe discere. Quod superest, cum omnis, qui profitentur, audiero, quid de quoque sentiam scribam, efficiamque quantum tamen epistula consequi potero, ut ipse omnes audisse videaris. Debeo enim tibi, debeo memoriae fratris tui hanc fidem, hoc studium, praesertim super tanta re. Nam quid magis interest vestra, quam ut liberi (dicerem tui, nisi nunc illos magis amares) digni illo patre, te patruo reperiantur? Quam curam mihi etiam si non mandasses, vindicassem. Nec ignoro suscipiendas offensas in eligendo praeceptore, sed oportet me non modo offensas, verum etiam simultates pro fratris tui filiis tam aequo animo subire quam parentes pro suis. Vale.
Gaio Plinio al suo Maurico, salute.
Che cosa di più gradito avrebbe potuto essermi affidato da parte tua, se non di cercare un precettore per i figli del tuo fratello?
Infatti grazie a te torno a scuola e riprendo quasi quella dolcissima età: siedo tra i giovani come ero solito fare, e verifico addirittura quanta autorità abbia presso di loro grazie alle mie attività letterarie.
Infatti di recente, in un'aula affollata, ridevano tra loro apertamente davanti a molti del nostro ordine; entrai, ammutolirono; cosa che non riferirei, se non riguardasse più la loro lode che la mia, e se non volessi farti sperare che i figli del tuo fratello possano imparare bene.
Per il resto, quando avrò ascoltato tutti coloro che insegnano, ti scriverò il mio giudizio su ciascuno, e farò in modo, nei limiti di quanto una lettera potrà raggiungere, che tu sembri aver ascoltato tutti di persona.
Ho infatti questo obbligo verso di te, verso la memoria del tuo fratello: questa lealtà, questo impegno, soprattutto per una cosa così importante.
Cosa importa di più a voi, se non che i ragazzi (direi tuoi, se non li amassi ora più di loro stessi) si trovino degni di quel padre e di te come zio?
Questo compito me lo sarei assunto anche se non me lo avessi affidato.
Non ignoro che nell'eleggere un precettore si devono affrontare dei dispiaceri, ma devo sopportare non solo i dispiaceri, ma persino le inimicizie per i figli del tuo fratello con la stessa serenità con cui i genitori le sopportano per i propri figli.
Stammi bene.
141 lemmi del passo, dai più frequenti, con paradigma e traduzione.
La frase si traduce: 'Che cosa di più gradito avrebbe potuto essermi affidato da parte tua?' Plinio apre la lettera con una domanda retorica che esprime la sua gioia per l'incarico ricevuto. Il tono caloroso stabilisce da subito il registro affettivo della lettera.
Plinio intende che, dovendo assistere alle lezioni dei vari professori per valutarli, torna fisicamente nelle scuole dei retori, ambienti che aveva frequentato da giovane. L'espressione 'illam dulcissimam aetatem quasi resumo' (riprendo quasi quella dolcissima età) è una rievocazione nostalgica della giovinezza, tipica del gusto autobiografico delle Epistulae.
La frase si traduce: 'si trovino degni di quel padre e di te zio'. Plinio auspica che i nipoti di Maurico, figli del defunto Aruleno Rustico, si rivelino all'altezza del padre, giustiziato da Domiziano per la sua integrità stoica, e dello zio Maurico stesso. È un elegante elogio indiretto che ricorda la virtù dei familiari dell'amico.
Lo stesso passo (Scelta di un precettore) lo trovi qui: