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Allos Idem · Vol. unico · pag. 611 · versione 246
Plinio il Giovane · Epistulae
Versione d’autore: Plinio il Giovane, Epistulae
Plinio il Giovane (61–113 d.C. circa) fu avvocato, senatore e scrittore romano. In questa lettera all'amico Fusco Salinatore, Plinio illustra i principali esercizi letterari da praticare durante il ritiro in campagna. Al centro del brano si trova il consiglio della traduzione bidirezionale (dal greco al latino e viceversa): secondo Plinio, questo esercizio affina la proprietà e lo splendore dei vocaboli, la varietà delle figure retoriche, la capacità di esprimere i concetti, e allena il lettore a trovare soluzioni simili a quelle dei migliori autori per imitazione.
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Gaio Plinio al suo Fusco, salute. Mi chiedi in che modo io pensi che tu debba studiare nel ritiro di campagna, di cui già da tempo godi. Cosa utile anzitutto, e molti la consigliano, è tradurre o dal greco al latino o dal latino al greco. Con questo tipo di esercizio si ottiene la proprietà e lo splendore dei vocaboli, l'abbondanza di figure retoriche, la capacità di esprimere, e inoltre, per imitazione dei migliori, la facoltà di trovare soluzioni simili; al tempo stesso, ciò che avrebbe ingannato il lettore non può sfuggire a chi traduce. Da questo esercizio si acquisisce intelligenza critica e capacità di giudizio. Non nuocerà affatto, per le cose che hai letto finora, tenerle a mente nel soggetto e nel contenuto, scriverne come in gara e confrontarle con i testi letti, e valutare attentamente che cosa tu e che cosa l'autore abbiate reso meglio. Grande motivo di soddisfazione se alcune cose tu le hai rese meglio, grande vergogna se tutte le ha rese meglio lui. Sarà lecito talvolta scegliere anche i testi più noti e gareggiare con le opere scelte. Questa è un'impresa ardita, però non indecorosa, perché si tratta di una gara privata: tuttavia vediamo che molti hanno assunto per sé gare di questo tipo con grande gloria, e che coloro che ritenevano sufficiente seguirli da vicino, finché non disperavano, li hanno superati.
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I costrutti e le regole di questo passo: apri quello che ti serve per l’esempio dal testo e la spiegazione.
putem te studere oportere
→ io pensi che tu debba studiare
putem te studere oportere: doppia infinitiva; studere dipende da oportere, che a sua volta dipende da putem come verbo reggente. L'accusativo te è il soggetto dell'infinitiva interna.
Compare nel periodo 2.
Nell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
quae legentem fefellissent
→ ciò che avrebbe ingannato il lettore
quae legentem fefellissent: relativa con valore ipotetico-eventuale al congiuntivo piuccheperfetto; indica ciò che avrebbe potuto ingannare il lettore in circostanze simili.
Compare nel periodo 4.
Scheda completa: Proposizione relativa con congiuntivo (eventuale)Nell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
quid … quid … commodius
→ che cosa tu e che cosa l'autore abbiate reso meglio
quid tu quid ille commodius: doppia interrogativa indiretta dipendente da pensitare, senza verbo espresso (sottinteso reddideritis / fecerit). La giustapposizione crea un parallelismo retorico tra le due alternative.
Compare nel periodo 6.
Nell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
multos videmus … sumpsisse quosque … antecessisse
→ vediamo che molti hanno assunto... e che coloro che... li hanno superati
multos... sumpsisse e quosque... antecessisse: due infinitive coordinate dipendenti da videmus, con multos e quosque come accusativi soggetto. L'infinito perfetto indica azioni concluse nel passato.
Compare nel periodo 9.
Scheda completa: Proposizione infinitiva (accusativo + infinito)Nell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
Il testo originale pulito e, periodo per periodo, l’analisi di ogni parola: lemma, paradigma, morfologia, funzione e significati.
C. Plinius Fusco suo s. Quaeris quemadmodum in secessu, quo iam diu frueris, putem te studere oportere. Utile in primis, et multi praecipiunt, vel ex Graeco in Latinum vel ex Latino vertere in Graecum. Quo genere exercitationis proprietas splendorque verborum, copia figurarum, vis explicandi, praeterea imitatione optimorum similia inveniendi facultas paratur; simul quae legentem fefellissent, transferentem fugere non possunt. Intellegentia ex hoc et iudicium adquiritur. Nihil offuerit, quae legeris hactenus, ut rem argumentumque teneas, quasi aemulum scribere lectisque conferre, ac sedulo pensitare, quid tu quid ille commodius. Magna gratulatio si non nulla tu, magnus pudor si cuncta ille melius. Licebit interdum et notissima eligere et certare cum electis. Audax haec, non tamen improba, quia secreta contentio: quamquam multos videmus eius modi certamina sibi cum multa laude sumpsisse, quosque subsequi satis habebant, dum non desperant, antecessisse.
Gaio Plinio al suo Fusco, salute.
Mi chiedi in che modo io pensi che tu debba studiare nel ritiro di campagna, di cui già da tempo godi.
Cosa utile anzitutto, e molti la consigliano, è tradurre o dal greco al latino o dal latino al greco.
Con questo tipo di esercizio si ottiene la proprietà e lo splendore dei vocaboli, l'abbondanza di figure retoriche, la capacità di esprimere, e inoltre, per imitazione dei migliori, la facoltà di trovare soluzioni simili; al tempo stesso, ciò che avrebbe ingannato il lettore non può sfuggire a chi traduce.
Da questo esercizio si acquisisce intelligenza critica e capacità di giudizio.
Non nuocerà affatto, per le cose che hai letto finora, tenerle a mente nel soggetto e nel contenuto, scriverne come in gara e confrontarle con i testi letti, e valutare attentamente che cosa tu e che cosa l'autore abbiate reso meglio.
Grande motivo di soddisfazione se alcune cose tu le hai rese meglio, grande vergogna se tutte le ha rese meglio lui.
Sarà lecito talvolta scegliere anche i testi più noti e gareggiare con le opere scelte.
Questa è un'impresa ardita, però non indecorosa, perché si tratta di una gara privata: tuttavia vediamo che molti hanno assunto per sé gare di questo tipo con grande gloria, e che coloro che ritenevano sufficiente seguirli da vicino, finché non disperavano, li hanno superati.
116 lemmi del passo, dai più frequenti, con paradigma e traduzione.
La frase si traduce: 'Gaio Plinio al suo Fusco, salute. Mi chiedi in che modo io pensi che tu debba studiare nel ritiro di campagna, di cui già da tempo godi.' Plinio risponde a una richiesta esplicita dell'amico con un consiglio articolato e pratico sulle attività letterarie da svolgere in villeggiatura.
Secondo Plinio, tradurre costringe il traduttore a una precisione che la semplice lettura non impone: ciò che sfugge al lettore non può sfuggire a chi traduce. L'esercizio affina la proprietà del linguaggio (proprietas verborum), l'abbondanza di figure (copia figurarum) e la capacità esplicativa (vis explicandi), e abitua all'imitazione dei migliori autori.
L'espressione significa 'gareggiare con gli autori scelti'. Plinio consiglia di scegliere testi tra i più celebri e di confrontarsi con essi riscrivendoli di propria iniziativa, per poi comparare la propria versione con l'originale. Definisce questa gara 'audax, non tamen improba' (ardita, ma non indecorosa) perché avviene in privato e senza presunzione pubblica.
Lo stesso passo (L'importanza della traduzione) lo trovi qui: