Proposizione consecutiva
Πρωτον μεν γαρ αναιρων δεισιδαιμονιαν απασαν εν τη πολει θαπτειν τους νεκρους, και πλησιον εχειν τα μνηματα των ιερων ουκ εκωλυσε, συντροφους ποιων ταις τοιαυταις οψεσι και συνηθεις τους νεους, ωστε μη ταραττεσθαι μηδ' ορρωδειν τον θανατον ως μιαινοντα τους αψαμενους νεκρου σωματος η δια ταφων διερχομενους.
Innanzitutto, infatti, eliminando ogni superstizione, non impedì di seppellire i morti dentro la città e di avere le tombe vicino ai templi, rendendo i giovani abituati e familiari a tali spettacoli, cosicché non si turbassero né avessero orrore della morte, come se contaminasse coloro che avevano toccato il corpo di un morto o erano passati attraverso le tombe.
ωστε … ταραττεσθαι … ορρωδειν vale «cosicché non si turbassero né avessero orrore». Introdotta da ὥστε con l'infinito (costruzione consecutiva), esprime il risultato dell'abitudine instillata nei giovani.

