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Allos Idem · Vol. unico · pag. 603 · versione 231
Quintiliano · Institutio oratoria
Versione d’autore: Quintiliano, Institutio oratoria
Marco Fabio Quintiliano è il massimo teorico dell'educazione retorica nell'antichità latina. L'Institutio oratoria espone in modo sistematico la formazione del futuro oratore, dall'alfabeto alla declamazione avanzata. In questo passo Quintiliano difende con vigore la scuola pubblica rispetto all'istruzione privata in casa: chi studia da solo impallidirebbe in un isolamento dannoso, non svilupperebbe il senso comune, non imparerebbe dalla correzione degli altri né dallo stimolo della competizione con i compagni.
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Prima di tutto il futuro oratore, che dovrà vivere nella massima notorietà e in piena luce pubblica, si abitui fin da piccolo a non temere gli uomini né a impallidire in quella vita solitaria e quasi nell'ombra. La mente deve essere sempre stimolata ed elevata, essa che in isolamenti di questo genere o si fiaccola e accumula una sorta di muffa come nell'ombra, oppure al contrario si gonfia di vuota presunzione: è necessario infatti che esageri con se stesso chi non si confronta con nessuno. Poi, quando gli studi devono essere esibiti in pubblico, rimane abbagliato alla luce e trova ostacolo in tutto ciò che è nuovo, come chi abbia imparato da solo ciò che si deve fare in mezzo a molti. Tralascio le amicizie, che durano solidissime fino alla vecchiaia, improntate a un legame quasi sacro: non c'è nulla di più santo che essere iniziati agli stessi studi anziché agli stessi riti. Il senso comune, come viene chiamato, dove lo imparerà, una volta che si sia separato dal consorzio, che è naturale non solo per gli uomini ma anche per gli animali muti? Aggiungi che a casa può imparare solo le cose che vengono insegnate a lui, a scuola anche quelle insegnate agli altri. Sentirà approvare molte cose ogni giorno, correggere molte cose; gioverà la pigrizia di qualcuno rimproverata, gioverà l'impegno lodato, la rivalità sarà accesa dalla lode, riterrà vergognoso cedere al proprio pari, bello aver superato i più grandi. Tutte queste cose accendono gli animi, e anche se la stessa ambizione è un vizio, spesso tuttavia è causa di virtù.
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I costrutti e le regole di questo passo: apri quello che ti serve per l’esempio dal testo e la spiegazione.
cui … vivendum est
→ al quale si deve vivere, che dovrà vivere
'Vivendum est' con il dativo 'cui' è una perifrastica passiva impersonale: esprime l'obbligo di vivere in pubblico che incombe sull'oratore. Il dativo indica il soggetto logico dell'obbligo.
Compare nel periodo 1.
Nell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
Excitanda mens … attollenda … est
→ la mente deve essere stimolata ed elevata
'Excitanda est' e 'attollenda est' sono due perifrasi passive con gerundivo in accordo con 'mens': esprimono l'obbligo di stimolare ed elevare la mente.
Compare nel periodo 2.
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ut qui … didicerit
→ come chi abbia imparato da solo
'Ut qui didicerit' è una comparativa con il congiuntivo perfetto (didicerit), che esprime la causa immaginata del comportamento descritto: come chi avesse imparato in solitudine ciò che richiede la pratica collettiva.
Compare nel periodo 3.
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licet … sit
→ anche se è un vizio
Licet con il congiuntivo (sit) introduce una concessiva: 'anche se l'ambizione è un vizio'. Licet è avverbio concessivo che regge il congiuntivo senza ut.
Compare nel periodo 8.
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Il testo originale pulito e, periodo per periodo, l’analisi di ogni parola: lemma, paradigma, morfologia, funzione e significati.
Ante omnia futurus orator, cui in maxima celebritate et in media rei publicae luce vivendum est, adsuescat iam a tenero non reformidare homines neque illa solitaria et velut umbratica vita pallescere. Excitanda mens et attollenda semper est, quae in eius modi secretis aut languescit et quandam velut in opaco situm ducit, aut contra tumescit inani persuasione: necesse est enim nimium tribuat sibi qui se nemini comparat. Deinde cum proferenda sunt studia, caligat in sole et omnia nova offendit, ut qui solus didicerit quod inter multos faciendum est. Mitto amicitias, quae ad senectutem usque firmissime durant, religiosa quadam necessitudine imbutae: neque enim est sanctius sacris isdem quam studiis initiari. Sensum ipsum, qui communis dicitur, ubi discet, cum se a congressu, qui non hominibus solum sed mutis quoque animalibus naturalis est, segregarit? Adde quod domi ea sola discere potest quae ipsi praecipientur, in schola etiam quae aliis. Audiet multa quotidie probari, multa corrigi, proderit alicuius obiurgata desidia, proderit laudata industria, excitabitur laude aemulatio, turpe ducet cedere pari, pulchrum superasse maiores. Accendunt omnia haec animos, et licet ipsa vitium sit ambitio, frequenter tamen causa virtutum est.
Prima di tutto il futuro oratore, che dovrà vivere nella massima notorietà e in piena luce pubblica, si abitui fin da piccolo a non temere gli uomini né a impallidire in quella vita solitaria e quasi nell'ombra.
La mente deve essere sempre stimolata ed elevata, essa che in isolamenti di questo genere o si fiaccola e accumula una sorta di muffa come nell'ombra, oppure al contrario si gonfia di vuota presunzione: è necessario infatti che esageri con se stesso chi non si confronta con nessuno.
Poi, quando gli studi devono essere esibiti in pubblico, rimane abbagliato alla luce e trova ostacolo in tutto ciò che è nuovo, come chi abbia imparato da solo ciò che si deve fare in mezzo a molti.
Tralascio le amicizie, che durano solidissime fino alla vecchiaia, improntate a un legame quasi sacro: non c'è nulla di più santo che essere iniziati agli stessi studi anziché agli stessi riti.
Il senso comune, come viene chiamato, dove lo imparerà, una volta che si sia separato dal consorzio, che è naturale non solo per gli uomini ma anche per gli animali muti?
Aggiungi che a casa può imparare solo le cose che vengono insegnate a lui, a scuola anche quelle insegnate agli altri.
Sentirà approvare molte cose ogni giorno, correggere molte cose; gioverà la pigrizia di qualcuno rimproverata, gioverà l'impegno lodato, la rivalità sarà accesa dalla lode, riterrà vergognoso cedere al proprio pari, bello aver superato i più grandi.
Tutte queste cose accendono gli animi, e anche se la stessa ambizione è un vizio, spesso tuttavia è causa di virtù.
149 lemmi del passo, dai più frequenti, con paradigma e traduzione.
La frase si traduce: 'Prima di tutto il futuro oratore'. Nell'Institutio oratoria Quintiliano usa questa formula programmatica per stabilire il criterio guida di tutto il ragionamento: ogni scelta educativa va valutata alla luce di ciò che serve al futuro oratore, che dovrà vivere e parlare in pubblico.
Quintiliano nell'Institutio oratoria sostiene che l'isolamento domestico atrofizza la mente (che languisce o si gonfia di vuota presunzione), impedisce di sviluppare il senso comune e non prepara alla vita pubblica. Il futuro oratore deve abituarsi agli uomini fin da piccolo, non impallidire nell'ombra.
Con sensus communis Quintiliano indica nell'Institutio oratoria quella capacità di comprendere e condividere i valori e le aspettative della comunità, indispensabile all'oratore. Chi cresce separato dagli altri non la può sviluppare, perché il contatto sociale, naturale anche per gli animali, ne è la condizione necessaria.
Lo stesso passo (La scuola è meglio dell'educazione domestica) lo trovi qui: