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latino · Seneca
Seneca · De ira
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Seneca, filosofo e autore del De ira, racconta in questo passo una vicenda di crudeltà nata dalla collera di un re che lascia morire i propri soldati nel deserto. Il brano mostra come l'ira porti alla rovina chi la prova, fino a rendere la sopravvivenza più atroce della morte.
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Dopo che tra le sabbie erano venute meno anche le radici e le erbe e apparve una solitudine che privava anche l'animo, avendo sorteggiato uno ogni dieci, ebbero un nutrimento più crudele della fame. L'ira spingeva ancora il re alla rovina, avendo egli perso parte dell'esercito e avendone mangiata un'altra parte, finché non temette di essere chiamato anche lui al sorteggio: allora finalmente diede il segnale della ritirata. Intanto si conservavano quegli uccelli pregiati e gli strumenti per i banchetti venivano trasportati dai cammelli, mentre i suoi soldati sorteggiavano chi dovesse morire male, chi dovesse vivere peggio.
; postquam inter harenas radices quoque et herbae defecerant apparuitque inops etiam animum solitudo, decimum quemque sortiti alimentum habuerunt fame saevius. Agebat adhuc regem ira praecipitem, cum partem exercitus amisisset, partem comedisset, donec timuit ne et ipse vocaretur ad sortem: tum demum signum receptui dedit. Servabantur interim generosae illi aves et instrumenta epularum camelis vehebantur, cum sortirentur milites eius quis male periret, quis peius viveret.
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I 56 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
Perché la fame nel deserto è ormai insostenibile e, per sopravvivere, i soldati si dividono la morte tra loro estraendo a sorte chi dovrà essere sacrificato come cibo.
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