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latino · Svetonio
Svetonio · De vita Caesarum
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Tocca una parola: si accende e ne vedi la resa. Da computer usa ← → o A D per scorrere.
Infatti, come offeso dalla bruttezza dei vecchi edifici e dall'angustia e dalle tortuosità delle strade, incendiò la città così apertamente, che molti senatori non toccarono neppure i servi della sua camera scoperti con stoppa e fiaccole nelle loro proprietà, e alcuni magazzini intorno alla Casa d'Oro, lo spazio dei quali desiderava fortemente, furono indeboliti e incendiati con macchine belliche, perché erano costruiti con muro di pietra. Per sei giorni e sette notti il flagello continuò, con il popolo spinto nei rifugi tra i monumenti e le tombe. Allora, oltre al numero immenso di insulae, bruciarono le case degli antichi duchi, ancora ornate di spoglie nemiche, e i templi degli dèi votati e dedicati dai re e poi durante le guerre puniche e galliche, e tutto ciò che era rimasto dall'antichità degno di essere visto e memorabile. Contemplando questo incendio dalla torre di Mecenate e rallegrandosi della «bellezza» delle «fiamme», come diceva, cantò la presa di Ilio nel suo costume teatrale. E perché non ne traesse anche da qui il massimo bottino e i guadagni di guerra, promettendo il trasporto gratuito dei cadaveri e delle macerie, non permise a nessuno di accedere ai resti delle loro cose, e non solo non accettò le contribuzioni, ma addirittura le estorse dalle province e dai patrimoni privati fino ad esaurirli quasi completamente.
Nam quasi offensus deformitate veterum aedificiorum et angustiis flexurisque vicorum, incendit urbem tam palam, ut plerique consulares cubicularios eius cum stuppa taedaque in praediis suis deprehensos non attigerint, et quaedam horrea circum Domum Auream, quorum spatium maxime desiderabat, ut bellicis machinis labefacta atque inflammata sint quod saxeo muro constructa erant. Per sex dies septemque noctes ea clade saevitum est ad monumentorum bustorumque deversoria plebe compulsa. Tunc praeter immensum numerum insularum domus priscorum ducum arserunt hostilibus adhuc spoliis adornatae deorumque aedes ab regibus ac deinde Punicis et Gallicis bellis votae dedicataeque, et quidquid visendum atque memorabile ex antiquitate duraverat. Hoc incendium e turre Maecenatiana prospectans laetusque «flammae», ut aiebat, «pulchritudine» Haloesin' Ilii in illo suo scaenico habitu decantavit. Ac ne non hinc quoque quantum posset praedae et manubiarium invaderet, pollicitus cadaverum et ruderum gratuitam egestionem nemini ad reliquias rerum suarum adire permisit, conlationibusque non receptis modo verum et efflagitatis provincias privatorumque census prope exhausit. 1. Haloesin: accusativo da halosis, -is, f., «espugnazione».
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