Caricamento…
Caricamento…
latino · Quintiliano
Quintiliano · Institutio oratoria
Quintiliano (35–100 d.C. circa) è il più autorevole teorico dell'educazione retorica latina. Nell'Institutio oratoria riflette sul metodo didattico ideale. In questo brano sostiene che il maestro non deve limitarsi a spiegare, ma deve interrogare spesso gli allievi per stimolarne la capacità di trovare e capire da soli, paragonando il valore dell'esperienza pratica a quella dei precetti teorici con esempi tratti dalla storia militare e dalla declamazione.
Tocca una parola: si accende e ne vedi la resa. Toccala di nuovo per l’analisi. Da computer usa ← → o A D per scorrere.
E il maestro non dovrà soltanto insegnare queste cose di persona, ma interrogare spesso e mettere alla prova il giudizio degli allievi. Così chi ascolta non sarà distratto e le orecchie non lasceranno scorrere via ciò che verrà detto; allo stesso tempo saranno condotti a ciò che da questo si cerca, cioè che trovino e capiscano da soli. Cosa facciamo insegnando loro se non far sì che non debbano essere sempre istruiti? Oserei dire che questo tipo di impegno gioverà agli studenti più di tutte le arti di tutti i maestri, le quali giovano senza dubbio molto, ma chi può percorrerle con una comprensione più ampia attraverso tutte le specie di situazioni che nascono quasi ogni giorno? Come nell'arte militare, benché siano stati tramandati certi precetti comuni, gioverà tuttavia di più sapere con quale metodo ciascuno dei generali abbia agito saggiamente in quale situazione, tempo e luogo, o al contrario: in tutte le cose, quasi, i precetti valgono meno dell'esperienza. Forse il maestro declamerà per essere di esempio ai suoi uditori: non contribuiranno di più Cicerone o Demostene letti? Verrà corretto pubblicamente se l'allievo avrà sbagliato qualcosa nella declamazione: non sarà più efficace correggere il discorso, anzi anche più piacevole? Ciascuno preferisce infatti che vengano criticati i difetti altrui piuttosto che i propri.
Con l’app Versia
Inquadra qualunque testo dal libro e ottieni traduzione e analisi come questa in pochi secondi, più il tutor Erodotron e il tuo vocabolario.
I costrutti e le regole di questo passo: apri quello che ti serve per l’esempio dal testo e la spiegazione.
ut inveniant … intellegant
→ affinché trovino e capiscano da soli
'Ut inveniant ipsi et intellegant' è una finale che esprime lo scopo dell'interrogazione frequente: portare gli allievi a trovare e capire autonomamente.
Compare nel periodo 2.
Scheda completa: Proposizione finale con 'ut' + congiuntivoNell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
ausim dicere … conlaturum
→ oserei dire che gioverà di più
'Plus conlaturum (esse) ... quam' è un'infinitiva dipendente da 'ausim dicere': il futuro participio 'conlaturum' con l'infinito 'esse' sottinteso esprime una previsione.
Compare nel periodo 4.
Scheda completa: Accusativo + infinito (proposizione infinitiva)Nell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
scire qua … sit … usus
→ sapere con quale metodo abbia agito
'Qua ... ratione ... sit ... usus' è un'interrogativa indiretta dipendente da 'scire': il congiuntivo 'sit usus' esprime la domanda incorporata nel verbo reggente.
Compare nel periodo 5.
Nell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
Il testo originale pulito e, periodo per periodo, l’analisi di ogni parola: lemma, paradigma, morfologia, funzione e significati.
Neque solum haec ipse debebit docere praeceptor, sed frequenter interrogare et iudicium discipulorum experiri. Sic audientibus securitas aberit nec quae dicentur superfluent aures: simul ad id perducentur quod ex hoc quaeritur, ut inveniant ipsi et intellegant. Nam quid aliud agimus docendo eos quam ne semper docendi sint? Hoc diligentiae genus ausim dicere plus conlaturum discentibus quam omnes omnium artes, quae iuvant sine dubio multum, sed latiore quadam comprehensione per omnes quidem species rerum cotidie paene nascentium ire qui possunt? Sicut de re militari quamquam sunt tradita quaedam praecepta communia, magis tamen proderit scire qua ducum quisque ratione in quali re tempore loco sit sapienter usus aut contra: nam in omnibus fere minus valent praecepta quam experimenta. An vero declamabit quidem praeceptor ut sit exemplo suis auditoribus: non plus contulerint lecti Cicero aut Demosthenes? Corrigetur palam si quid in declamando discipulus erraverit: non potentius erit emendare orationem, quin immo etiam iucundius? Aliena enim vitia reprendi quisque mavult quam sua.
E il maestro non dovrà soltanto insegnare queste cose di persona, ma interrogare spesso e mettere alla prova il giudizio degli allievi.
Così chi ascolta non sarà distratto e le orecchie non lasceranno scorrere via ciò che verrà detto; allo stesso tempo saranno condotti a ciò che da questo si cerca, cioè che trovino e capiscano da soli.
Cosa facciamo insegnando loro se non far sì che non debbano essere sempre istruiti?
Oserei dire che questo tipo di impegno gioverà agli studenti più di tutte le arti di tutti i maestri, le quali giovano senza dubbio molto, ma chi può percorrerle con una comprensione più ampia attraverso tutte le specie di situazioni che nascono quasi ogni giorno?
Come nell'arte militare, benché siano stati tramandati certi precetti comuni, gioverà tuttavia di più sapere con quale metodo ciascuno dei generali abbia agito saggiamente in quale situazione, tempo e luogo, o al contrario: in tutte le cose, quasi, i precetti valgono meno dell'esperienza.
Forse il maestro declamerà per essere di esempio ai suoi uditori: non contribuiranno di più Cicerone o Demostene letti?
Verrà corretto pubblicamente se l'allievo avrà sbagliato qualcosa nella declamazione: non sarà più efficace correggere il discorso, anzi anche più piacevole?
Ciascuno preferisce infatti che vengano criticati i difetti altrui piuttosto che i propri.
136 lemmi del passo, dai più frequenti, con paradigma e traduzione.
Si traduce: 'E il maestro non dovrà soltanto insegnare queste cose di persona, ma interrogare spesso e mettere alla prova il giudizio degli allievi.' Quintiliano, nell'Institutio oratoria, introduce così il principio che l'apprendimento attivo è superiore alla ricezione passiva delle lezioni.
La domanda, che si traduce 'Cosa facciamo insegnando loro se non far sì che non debbano essere sempre istruiti?', esprime un principio pedagogico fondamentale dell'Institutio oratoria di Quintiliano: il fine dell'insegnamento è rendere l'allievo autonomo, capace di trovare e capire da solo, non di tenerlo in eterno dipendente dal maestro.
Nell'Institutio oratoria Quintiliano usa l'arte militare come analogia per spiegare che i precetti teorici valgono meno dell'esperienza pratica. Come in guerra contano più gli esempi concreti dei capitani che le regole astratte, così nell'oratoria leggere Cicerone o Demostene vale più di seguire qualsiasi sistema teorico.
Lo stesso passo (Utilità delle interrogazioni frequenti) lo trovi qui: