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latino · Svetonio
Svetonio · De vita caesarum
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Svetonio, nella sua biografia di Cesare, racconta i provvedimenti radicali adottati da Giulio Cesare durante il suo primo consolato. Qui descrive come Cesare istituì la pubblicazione degli atti ufficiali, neutralizzò completamente il collega Bibulo e assunse il pieno controllo dello stato.
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All'inizio del suo mandato fu il primo in assoluto a istituire che gli atti quotidiani sia del senato sia del popolo fossero redatti e pubblicati. Ripristinò anche l'antico costume per cui nel mese in cui non aveva i fasci, un accenso lo precedesse e i littori lo seguissero dietro. Promulgata una legge agraria, espulse dal foro con la forza il collega che faceva obnuntiazie, e il giorno dopo in senato, benché si lamentasse, non trovò nessuno che osasse fare proposte o decreti in mezzo a tale turbamento, sebbene simili provvedimenti fossero stati spesso decretati in tumulti anche più lievi. Lo ridusse a tale disperazione che, finché rimase in carica, stando nascosto in casa non faceva altro che pubblicare edicti di obnuntiatio. Da quel momento amministrò ogni cosa nella repubblica secondo il suo arbitrio, sicché alcuni cittadini romani, quando per scherzo e a titolo di test sottoscrivevano qualcosa, scrivevano che l'atto era stato compiuto non sotto Cesare e Bibulo, bensì sotto Giulio e Cesare, anteposto due volte lo stesso nome e cognome. E ben presto il popolo diffondeva questi versi:
Inito honore primus omnium instituit, ut tam senatus quam populi diurna acta confierent et publicarentur. Antiquum etiam re[t]tulit morem, ut quo mense fasces non haberet, accensus ante eum iret, lictores pone sequerentur. Lege autem agraria promulgata obnuntiantem collegam armis foro expulit ac postero die in senatu conquestum nec quoquam reperto, qui super tali consternatione referre aut censere aliquid auderet, qualia multa saepe in levioribus turbis decreta erant, in eam coegit desperationem, ut, quoad potestate abiret, domo abditus nihil aliud quam per edicta obnuntiaret. Unus ex eo tempore omnia in re publica et ad arbitrium administravit, ut nonnulli urbanorum, cum quid per iocum testandi gratia signarent, non Caesare et Bibulo, sed Iulio et Caesare consulibus actum scriberent bis eundem praeponentes nomine atque cognomine, utque vulgo mox ferrentur hi versus:
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I 107 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
All'inizio del suo mandato fu il primo in assoluto a istituire che gli atti quotidiani sia del senato sia del popolo fossero redatti e pubblicati. È l'inizio della versione di Svetonio, De vita caesarum.
Lo scherzo del popolo romano rivela il vero equilibrio di potere: invece di «Cesare e Bibulo», scrivevano «Giulio e Cesare», sottolineando che Cesare governava da solo, doppio in autorità, mentre Bibulo era invisibile.
Altri passi di Svetonio già tradotti e analizzati.