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latino · Svetonio
Svetonio · De vita caesarum
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Svetonio continua il racconto della lotta politica che precedette la guerra civile, descrivendo come il console Marcello tentò di privare Cesare dei suoi privilegi e delle sue province, violando persino le stesse leggi che aveva emanato. Questo accelerò il conflitto inevitabile.
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Con pari dedizione attirava dalla parte sua re e province su tutto il mondo, offrendo ai nemici migliaia di prigionieri come dono, inviando aiuti militari a chi voleva e quando voleva senza l'autorità del senato e del popolo, e ornando di opere straordinarie le più potenti città dell'Italia, della Gallia, della Spagna, dell'Asia e della Grecia; finché tutti, stupiti, si chiedevano dove tendesse tutto questo, e Marcello Claudio Marcello console, dopo aver premesso con un editto che intendeva deliberare sulla cosa pubblica più importante, riferì in senato che bisognava fargli succedere prima del tempo, poiché la guerra era finita, la pace era tornata e doveva essere congedato l'esercito vincitore; e che non si prendesse in considerazione l'assenza dai comizi, poiché neppure Pompeo in seguito aveva abrogato il decreto del popolo su questo. Era accaduto che colui che proponeva una legge sui diritti dei magistrati, proprio nel capitolo in cui escludeva dalla candidatura gli assenti, non aveva eccettuato neppure Cesare per dimenticanza, e in seguito, quando la legge fu già incisa sul bronzo e depositata nell'aerario, ne corresse l'errore. Non contento di strappare a Cesare le province e il privilegio, Marcello denunziò anche che dovesse essere tolta la cittadinanza ai coloni che aveva dedotti nella nuova Como per rogazione di Vatinio, perché era stata data in modo illegittimo e oltre quanto prescritto.
Nec minore studio reges atque provincias per terrarum orbem adliciebat, aliis captivorum milia dono offerens, aliis citra senatus populique auctoritatem, quo vellent et quotiens vellent, auxilia submittens, superque Italiae Galliarumque et Hispaniarum, Asiae quoque et Graeciae potentissimas urbes praecipuis operibus exornans; donec, attonitis iam omnibus et quorsum illa tenderent reputantibus, Marcus Claudius Marcellus consul edicto praefatus, de summa se re publica acturum, rettulit ad senatum, ut ei succederetur ante tempus, quoniam bello confecto pax esset ac dimitti deberet victor exercitus; et ne absentis ratio comitiis haberetur, quando nec plebi scito Pompeius postea abrogasset. Acciderat autem, ut is legem de iure magistratuum ferens eo capite, quo petitione honorum absentis submovebat, ne Caesarem quidem exciperet per oblivionem, ac mox lege iam in aes incisa et in aerarium condita corrigeret errorem. Nec contentus Marcellus provincias Caesari et privilegium eripere, re[t]tulit etiam, ut colonis, quos rogatione Vatinia Novum Comum deduxisset, civitas adimeretur, quod per ambitionem et ultra praescriptum data esset.
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I 124 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
Con pari dedizione attirava dalla parte sua re e province su tutto il mondo, offrendo ai nemici migliaia di prigionieri come dono, inviando aiuti militari a chi voleva e quando voleva senza l'autorità del senato e del popolo, e ornando di opere straordinarie le più potenti città dell'Italia, della Gallia, della Spagna, dell'Asia e della Grecia; finché tutti, stupiti, si chiedevano dove tendesse tutto questo, e Marcello Claudio Marcello console, dopo aver premesso con un editto che intendeva deliberare sulla cosa pubblica più importante, riferì in senato che bisognava fargli succedere prima del tempo, poiché la guerra era finita, la pace era tornata e doveva essere congedato l'esercito vincitore; e che non si prendesse in considerazione l'assenza dai comizi, poiché neppure Pompeo in seguito aveva abrogato il decreto del popolo su questo. È l'inizio della versione di Svetonio, De vita caesarum.
Marcello, secondo Svetonio nella Vita di Cesare, riteneva che dopo la fine della guerra gallica Cesare dovesse congedare l'esercito e rinunziare al comando; inoltre il suo rivale politico aveva anche interesse a umiliare Cesare davanti al popolo e al senato.
Altri passi di Svetonio già tradotti e analizzati.