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latino · Svetonio
Svetonio · De vita caesarum
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Svetonio espone le varie interpretazioni sulle cause della guerra civile: il desiderio di Cesare di continuare le sue imprese, la paura di essere perseguito legalmente una volta dismesso l'esercito, l'abitudine al potere. Evoca anche Cicerone e una citazione di Euripide, suggerendo che Cesare aveva sempre in mente di conquistare il potere assoluto.
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Ma il senato non intervenne e gli avversari rifiutarono di fare alcun patto su cosa pubblica, così Cesare passò nella Gallia Cisalpina, e dopo aver completato i circuiti amministrativi si fermò a Ravenna, decidendo di vendicarsi in guerra se il senato avesse deciso qualcosa di più grave ai danni dei tribuni che intercedevano per lui. E questo fu il pretesto per la guerra civile; ma si ritiene che ci siano state altre cause. Gneo Pompeo diceva così: che Cesare, non potendo portare a termine le opere che aveva iniziato né soddisfare le aspettative che il popolo aveva riposto nel suo arrivo con i suoi soli mezzi privati, aveva voluto turbare e confondere tutto. Altri dicono che aveva paura di dover rispondere dei fatti che aveva commesso nel suo primo consolato contro gli auspici, le leggi e le intercessioni; poiché Marco Catone continuamente, non senza giuramento, lo minacciava di denunziarlo non appena avesse congedato l'esercito; e inoltre era diffuso il generale convincimento che, se fosse tornato come privato cittadino, avrebbe dibattuto la sua causa davanti ai giudici circondata da uomini armati, come aveva fatto Milone. Asinio Pollione rende più probabile questa versione, raccontando che Cesare, vedendo i nemici sconfitti dopo la battaglia di Farsalo, disse queste precise parole: «Loro lo vollero; dopo tante imprese gloriose sarei stato condannato, se non avessi cercato aiuto dall'esercito». Alcuni pensano che, assuefatto al potere fin da giovane e avendo soppesato le sue forze e quelle dei nemici, abbia colto l'occasione per conquistare il dominio, che aveva desiderato da sempre.
verum neque senatu interveniente et adversariis negantibus ullam se de re publica facturos pactionem, transiit in citeriorem Galliam, conventibusque peractis Ravennae substitit, bello vindicaturus si quid de tribunis plebis intercedentibus pro se gravius a senatu constitutum esset. Et praetextum quidem illi civilium armorum hoc fuit; causas autem alias fuisse opinantur. Gnaeus Pompeius ita dictitabat, quod neque opera consummare, quae instituerat, neque populi expectationem, quam de adventu suo fecerat, privatis opibus explere posset, turbare omnia ac permiscere voluisse. Alii timuisse dicunt, ne eorum, quae primo consulatu adversus auspicia legesque et intercessiones gessisset, rationem reddere cogeretur; cum M. Cato identidem nec sine iure iurando denuntiaret delaturum se nomen eius, simul ac primum exercitum dimisisset; cumque vulgo fore praedicarent, ut si privatus redisset, Milonis exemplo circumpositis armatis causam apud iudices diceret. Quod probabilius facit Asinius Pollio, Pharsalica acie caesos profligatosque adversarios prospicientem haec eum ad verbum dixisse referens: 'hoc voluerunt; tantis rebus gestis Gaius Caesar condemnatus essem, nisi ab exercitu auxilium petissem.' quidam putant captum imperii consuetudine pensitatisque suis et inimicorum viribus usum occasione rapiendae dominationis, quam aetate prima concupisset. Quod existimasse videbatur et Cicero scribens de Officiis tertio libro semper Caesarem in ore habuisse Euripidis versus, quos sic ipse convertit:
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I 154 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
Ma il senato non intervenne e gli avversari rifiutarono di fare alcun patto su cosa pubblica, così Cesare passò nella Gallia Cisalpina, e dopo aver completato i circuiti amministrativi si fermò a Ravenna, decidendo di vendicarsi in guerra se il senato avesse deciso qualcosa di più grave ai danni dei tribuni che intercedevano per lui. È l'inizio della versione di Svetonio, De vita caesarum.
Svetonio nella Vita di Cesare presenta varie interpretazioni: l'impossibilità per Cesare di completare le sue opere con soli mezzi privati, il timore di essere processato dopo il congedo dell'esercito come voleva Catone, e la sua consuetudine al potere acquisita già da giovane, che lo spingeva verso la dittatura.
Altri passi di Svetonio già tradotti e analizzati.