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latino · Svetonio
Svetonio · De vita caesarum
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Svetonio descrive il momento decisivo in cui Cesare attraversa il Rubicone, il fiume che segnava il confine tra la Gallia Cisalpina e l'Italia propriamente detta, un atto di guerra aperto contro il senato e Pompeo. Il racconto sottolinea i preparativi segreti, il viaggio notturno e l'incertezza finale di Cesare prima di compiere l'atto irreversibile.
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Quando dunque fu annunciato che era stata tolta l'intercessione ai tribuni e che essi stessi avevano lasciato la città, Cesare inviò subito in segreto coorti avanti, perché non sorgesse alcun sospetto, e con simulazione assistette a uno spettacolo pubblico e osservò la forma del luogo dove stava per costruire un anfiteatro gladiatorio, e secondo l'abitudine si dedicò a un convivio numeroso. Poi, dopo il tramonto del sole, attaccò muli di una vicina mulattiera al suo carro e intraprese il percorso più nascosto con una piccola scorta; e quando ebbe spento le luci se ne andò dalla strada, rimase a lungo smarrito finché, al chiarore dell'alba, trovato una guida, scappò a piedi attraverso i sentieri più stretti. Raggiunto il fiume Rubicone, che segnava il confine della sua provincia, si fermò per un momento, e meditando su quanto stava per fare, si voltò verso i suoi compagni e disse: «Ancora ora possiamo tornare indietro; ma se oltrepassiamo questo piccolo ponte, tutto dovrà essere deciso con le armi».
Cum ergo sublatam tribunorum intercessionem ipsosque urbe cessisse nuntiatum esset, praemissis confestim clam cohortibus, ne qua suspicio moveretur, et spectaculo publico per dissimulationem interfuit et formam, qua ludum gladiatorium erat aedificaturus, consideravit et ex consuetudine convivio se frequenti dedit. Dein post solis occasum mulis e proximo pistrino ad vehiculum iunctis occultissimum iter modico comitatu ingressus est; et cum luminibus extinctis decessisset via, diu errabundus tandem ad lucem duce reperto per angustissimos tramites pedibus evasit. Consecutusque cohortis ad Rubiconem flumen, qui provinciae eius finis erat, paulum constitit, ac reputans quantum moliretur, conversus ad proximos: 'etiam nunc,' inquit, 'regredi possumus; quod si ponticulum transierimus, omnia armis agenda erunt.'
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I 89 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
Quando dunque fu annunciato che era stata tolta l'intercessione ai tribuni e che essi stessi avevano lasciato la città, Cesare inviò subito in segreto coorti avanti, perché non sorgesse alcun sospetto, e con simulazione assistette a uno spettacolo pubblico e osservò la forma del luogo dove stava per costruire un anfiteatro gladiatorio, e secondo l'abitudine si dedicò a un convivio numeroso. È l'inizio della versione di Svetonio, De vita caesarum.
Secondo Svetonio nella Vita di Cesare, il Rubicone segnava il confine tra la provincia di Cesare (la Gallia Cisalpina) e l'Italia vera e propria; attraversarlo con l'esercito significava dichiarare guerra aperta al senato e a Pompeo, un atto irreversibile che avrebbe costretto a combattere.
Altri passi di Svetonio già tradotti e analizzati.