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latino · Svetonio
Svetonio · De vita caesarum
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Svetonio narra la vittoria decisiva di Cesare su Pompeo a Farsalo e le successive campagne in Egitto, Siria e Africa. L'autore sottolinea la difficoltà della guerra in Egitto e la straordinaria rapidità della vittoria nel Ponto contro Farnace.
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Da qui ritornato a Roma, passò in Macedonia e sconfisse Pompeo che era stato assediato per quasi quattro mesi con massicce operazioni belliche, infine nella battaglia di Farsalo e, inseguendolo in fuga ad Alessandria, lo trovò ucciso; intanto condusse una guerra certo molto difficile contro il re Tolomeo, dal quale vedeva tendersi insidie anche a se stesso, né in luogo né in momento favorevole, ma nel pieno inverno e dentro le mura di un nemico copiosissimo e ingegnosissimo, mentre egli stesso era privo di ogni cosa e sprovveduto. Da vincitore permise il regno d'Egitto a Cleopatra e a suo fratello minore, temendo di farne una provincia, affinché non capitasse in mano a un governatore più violento, materia di novità. Da Alessandria passò in Siria e di là nel Ponto, incalzato da notizie su Farnace, figlio di Mitridate il Grande, che allora, cogliendo l'occasione dei tempi, guerreggiava e già si glorificava di molti successi; lo sconfisse in una sola battaglia entro il quinto giorno da quando era arrivato, in quattro ore da quando l'avvistò, ricordando spesso la fortuna di Pompeo, al quale era toccato il massimo onore militare da nemici così poco guerrieri. Poi sconfisse Scipione e Iuba che alimentavano gli avanzi della fazione in Africa e i figli di Pompeo in Spagna.
Hinc urbe repetita in Macedoniam transgressus Pompeium, per quattuor paene menses maximis obsessum operibus, ad extremum Pharsalico proelio fudit et fugientem Alexandriam persecutus, ut occisum deprehendit, cum Ptolemaeo rege, a quo sibi quoque insidias tendi videbat, bellum sane difficillimum gessit, neque loco neque tempore aequo, sed hieme anni et intra moenia copiosissimi ac sollertissimi hostis, inops ipse omnium rerum atque inparatus. Regnum Aegypti victor Cleopatrae fratrique eius minori permisit, veritus provinciam facere, ne quandoque violentiorem praesidem nacta novarum rerum materia esset. Ab Alexandria in Syriam et inde Pontum transiit urgentibus de Pharnace nuntiis, quem Mithridatis Magni filium ac tunc occasione temporum bellantem iamque multiplici successu praeferocem, intra quintum quam adfuerat diem, quattuor quibus in conspectum venit horis, una profligavit acie; crebro commemorans Pompei felicitatem, cui praecipua militiae laus de tam inbelli genere hostium contigisset. Dehinc Scipionem ac Iubam reliquias partium in Africa refoventis devicit, Pompei liberos in Hispania.
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I 125 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
Da qui ritornato a Roma, passò in Macedonia e sconfisse Pompeo che era stato assediato per quasi quattro mesi con massicce operazioni belliche, infine nella battaglia di Farsalo e, inseguendolo in fuga ad Alessandria, lo trovò ucciso; intanto condusse una guerra certo molto difficile contro il re Tolomeo, dal quale vedeva tendersi insidie anche a se stesso, né in luogo né in momento favorevole, ma nel pieno inverno e dentro le mura di un nemico copiosissimo e ingegnosissimo, mentre egli stesso era privo di ogni cosa e sprovveduto. È l'inizio della versione di Svetonio, De vita caesarum.
Secondo Svetonio, Cesare temeva che una provincia così ricca cadesse in mano a un governatore violento, che avrebbe potuto causare nuove turbolenze; per questo permise il regno a Cleopatra e a suo fratello.
Altri passi di Svetonio già tradotti e analizzati.