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latino · Svetonio
Svetonio · De vita caesarum
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Svetonio descrive in De vita caesarum i magnifici spettacoli organizzati da Cesare: combattimenti di gladiatori, giochi teatrali, competizioni circensi, venationes e una battaglia navale. Questi eventi attirarono una folla così immensa che molti spettatori rimasero feriti.
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Organizzò spettacoli di vario genere: munere gladiatorio, giochi anche divisi per regioni in tutta la città e addirittura con attori di tutte le lingue, inoltre competizioni circensi, atleti e una battaglia navale. Nel munere combatterono nel foro Furio Leptino di stirpe pretoria e Quinto Calpeno, già senatore e oratore. Danzarono la pirrrica i figli dei principi dell'Asia e della Bitinia. Nei giochi Decimo Laberio, cavaliere romano, recitò la sua commedia ed, onorato di cinquecento assesterzii e di un anello d'oro, si sedette fra il palcoscenico e l'orchestra passando fra il pubblico nella quattordicesima fila. Nei giochi circensi, ampliato lo spazio del circo da entrambi i lati e aggiunto un canale circolare, nobilissimi giovani condussero quadrighe, bighe e cavalli da salto. Una truppa duplice di ragazzi più grandi e più piccoli rappresentò Troia. 8 Venationes furono organizzate per cinque giorni e infine una battaglia divisa in due schieramenti, con cinquecento fanti, venti elefanti e trenta cavalieri da ogni lato. Perché combattessero più liberamente, le mete furono tolte e al loro posto furono costruiti due accampamenti opposti. Gli atleti combatterono nello stadio costruito temporaneamente nella zona del Campo Marzio per tre giorni. In una battaglia navale in un lago artificiale nel Codeta minore, bireme, trireme e quadrireme delle flotte tiria ed egiziana si scontrarono con un grande numero di combattenti. A tutti questi spettacoli confluirono da ogni parte tante folle di gente che molti stranieri rimasero alloggiati fra i vicoli o fra le strade in capanne, e spesso molti furono schiacciati e soffocati dalla calca, fra cui anche due senatori.
Edidit spectacula varii generis: munus gladiatorium, ludos etiam regionatim urbe tota et quidem per omnium linguarum histriones, item circenses athletas naumachiam. Munere in foro depugnavit Furius Leptinus stirpe praetoria et Q. Calpenus senator quondam actorque causarum. Pyrricham saltaverunt Asiae Bithyniaeque principum liberi. Ludis Decimus Laberius eques Romanus mimum suum egit donatusque quingentis sestertiis et anulo aureo sessum in quattuordecim [e] scaena per orchestram transiit. Circensibus spatio circi ab utraque parte producto et in gyrum euripo addito quadrigas bigasque et equos desultorios agitaverunt nobilissimi iuvenes. Troiam lusit turma duplex maiorum minorumque puerorum. Venationes editae per dies quinque ac novissime pugna divisa in duas acies, quingenis peditibus, elephantis vicenis, tricenis equitibus hinc et inde commissis. Nam quo laxius dimicaretur, sublatae metae inque earum locum bina castra exadversum constituta erant. Athletae stadio ad tempus extructo regione Marti campi certaverunt per triduum. Navali proelio in minore Codeta defosso lacu biremes ac triremes quadriremesque Tyriae et Aegyptiae classis magno pugnatorum numero conflixerunt. Ad quae omnia spectacula tantum undique confluxit hominum, ut plerique advenae aut inter vicos aut inter vias tabernaculis positis manerent, ac saepe prae turba elisi exanimatique sint plurimi et in his duo senatores.
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I 157 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
Organizzò spettacoli di vario genere: munere gladiatorio, giochi anche divisi per regioni in tutta la città e addirittura con attori di tutte le lingue, inoltre competizioni circensi, atleti e una battaglia navale. È l'inizio della versione di Svetonio, De vita caesarum.
In De vita caesarum Svetonio racconta che Cesare allestì gladiature, giochi teatrali, venationes e battaglie navali che attrassero tante folle da tutta Italia che molti spettatori perirono schiacciati dalla calca.
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