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latino · Svetonio
Svetonio · De vita caesarum
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Svetonio, negli ultimi capitoli della Vita di Cesare, racconta gli ultimi atti della dittatura di Cesare e gli indizi del suo desiderio di potere regale. Nel brano si descrivono l'incidente della corona ai Lupercali e le voci che circolavano sulla volontà di Cesare di assumere il titolo di re.
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Aggiunse a un'offesa così vergognosa del senato un atto ancora più arrogante. Infatti, al ritorno dal sacrificio dei Lupercali, mentre la folla lo acclamava con grida smisurate e nuove, uno della massa pose sulla sua statua una corona d'alloro legata con una fascia bianca; i tribuni della plebe Epidio Marulo e Cesezio Flavo ordinarono di togliere la fascia dalla corona e di condurre l'uomo in prigione. Dolente sia perché la menzione della regalità era stata accolta male, sia perché, come si diceva, gli era stata sottratta la gloria di rifiutarla, destituì duramente i tribuni dal loro potere. Né da allora riuscì a scrollarsi di dosso l'infamia di aver bramato perfino il titolo regale, sebbene avesse risposto a un plebeo che lo salutava come re che lui era Cesare, non re, e ai Lupercali avesse respinto più volte il diadema che il console Antonio gli presentava davanti al rostro, e infine l'avesse mandato in Campidoglio a Giove Ottimo Massimo. Anzi, si sparse addirittura una voce varia che stesse per trasferirsi ad Alessandria o a Ilio, trasportando insieme le ricchezze dell'impero e prosciugando l'Italia con leve, e affidando l'amministrazione della città agli amici; ma nella prossima seduta del senato Lucio Cotta, quindirviro, avrebbe espresso il parere che, poiché i libri del fato contenevano che i Parti non potevano essere vinti se non da un re, Cesare fosse proclamato re.
Adiecit ad tam insignem despecti senatus contumeliam multo arrogantius factum. Nam cum in sacrificio Latinarum revertente eo inter inmodicas ac novas populi acclamationes quidam e turba statuae eius coronam lauream candida fascia praeligata inposuisset et tribuni plebis Epidius Marullus Caesetiusque Flavus coronae fasciam detrahi hominemque duci in vincula iussissent, dolens seu parum prospere motam regni mentionem sive, ut ferebat, ereptam sibi gloriam recusandi, tribunos graviter increpitos potestate privavit. Neque ex eo infamiam affectati etiam regii nominis discutere valuit, quanquam et plebei regem se salutanti Caesarem se, non regem esse responderit et Lupercalibus pro rostris a consule Antonio admotum saepius capiti suo diadema reppulerit atque in Capitolium Iovi Optimo Maximo miserit. Quin etiam varia fama percrebruit migraturum Alexandream vel Ilium, translatis simul opibus imperii exhaustaque Italia dilectibus et procuratione urbis amicis permissa, proximo autem senatu Lucium Cottam quindecimuirum sententiam dicturum, ut, quoniam fatalibus libris contineretur Parthos nisi a rege non posse vinci, Caesar rex appellaretur.
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I 133 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
Aggiunse a un'offesa così vergognosa del senato un atto ancora più arrogante. È l'inizio della versione di Svetonio, De vita caesarum.
Svetonio nella Vita di Cesare riferisce che Cesare respinse il diadema per evitare l'accusa di voler diventare re, sebbene i sospetti sulla sua ambizione regale persistessero tra i senatori e il popolo.
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