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latino · Svetonio
Svetonio · De vita caesarum
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Svetonio racconta il drammatico assassinio di Cesare il 15 marzo del 44 a.C., compiuto da senatori romani da lui considerati amici. Nel brano sono descritti gli ultimi momenti di Cesare e il numero preciso delle ferite ricevute.
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I cospiratori, facendo finta di prestare omaggio, gli si strinsero intorno seduto; subito Cimbro Tilli, che aveva assunto il ruolo principale, come se volesse chiedergli qualcosa si avvicinò più da vicino, e poiché Cesare rifiutava e rimandava il gesto a un altro momento, lo afferrò per le spalle da ambo i lati della toga: allora, mentre gridava «Ma questo è violenza!», uno dei Casca lo ferisce leggermente sotto la gola. Cesare afferrò il braccio di Casca e lo trapassò col suo stilo, e mentre cercava di balzare in piedi fu rallentato da un'altra ferita; quando si accorse di essere assalito da tutte le parti da pugnali sfodrati, si coprì il capo con la toga e, nello stesso tempo, abbassò il lembo sinistro verso i piedi, affinché cadesse in modo più decoroso anche la parte inferiore del corpo coperta. E così fu crivellato da ventitré colpi, senza emettere alcun grido al primo colpo, sebbene alcuni abbiano tramandato che al sopraggiungere di Marco Bruto disse: «E anche tu, figlio mio?»; giacque privo di vita per un po', mentre tutti si disperdevano, finché tre servi non lo deposero su una lettiga e lo riportarono a casa, col braccio penzolante. Né in tante ferite, secondo il medico Antistio, se ne trovò alcuna mortale, eccetto quella che aveva ricevuto al secondo posto nel petto. I cospiratori avevano intenzione di trascinare il cadavere nel Tevere, di confiscare i beni, di annullare i decreti, ma per paura del console Marco Antonio e del maestro di cavalleria Lepido desistettero.
Assidentem conspirati specie officii circumsteterunt, ilicoque Cimber Tillius, qui primas partes susceperat, quasi aliquid rogaturus propius accessit renuentique et gestum in aliud tempus differenti ab utroque umero togam adprehendit: deinde clamantem: 'ista quidem vis est!' alter e Cascis aversum vulnerat paulum infra iugulum. Caesar Cascae brachium arreptum graphio traiecit conatusque prosilire alio vulnere tardatus est; utque animadvertit undique se strictis pugionibus peti, toga caput obvolvit, simul sinistra manu sinum ad ima crura deduxit, quo honestius caderet etiam inferiore corporis parte velata. Atque ita tribus et viginti plagis confossus est uno modo ad primum ictum gemitu sine voce edito, etsi tradiderunt quidam Marco Bruto irruenti dixisse: kai su teknon ; exanimis diffugientibus cunctis aliquamdiu iacuit, donec lecticae impositum, dependente brachio, tres servoli domum rettulerunt. Nec in tot vulneribus, ut Antistius medicus existimabat, letale ullum repertum est, nisi quod secundo loco in pectore acceperat. Fuerat animus coniuratis corpus occisi in Tiberim trahere, bona publicare, acta rescindere, sed metu Marci Antoni consulis et magistri equitum Lepidi destiterunt.
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I 141 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
I cospiratori, facendo finta di prestare omaggio, gli si strinsero intorno seduto; subito Cimbro Tilli, che aveva assunto il ruolo principale, come se volesse chiedergli qualcosa si avvicinò più da vicino, e poiché Cesare rifiutava e rimandava il gesto a un altro momento, lo afferrò per le spalle da ambo i lati della toga: allora, mentre gridava «Ma questo è violenza!», uno dei Casca lo ferisce leggermente sotto la gola. È l'inizio della versione di Svetonio, De vita caesarum.
Svetonio nella Vita di Cesare riferisce che Cesare ricevette ventitré colpi, inflirti dalla congiura di senatori tra cui Bruto, Cassio e Cimbro Tilli.
Altri passi di Svetonio già tradotti e analizzati.