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latino · Svetonio
Svetonio · De vita caesarum
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Svetonio analizza il principale difetto morale di Vespasiano: la cupidigia economica. Sebbene fosse compassionevole nei confronti dei nemici, l'imperatore ricorse a tassazioni e corruzione per ripianare il deficit fiscale dello stato.
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Una sola è la colpa per cui merita di essere criticato: l'avidità di denaro. Infatti non contento di aver ripristinato i tributi cancellati sotto Galba, ne aggiunse di nuovi e pesanti, aumentò le tasse alle province e ad alcune le raddoppiò; esercitò inoltre pubblicamente un commercio che avrebbe fatto vergogna anche a un privato cittadino, comprando determinate merci proprio per rivenderle poi a prezzo più alto. Non esitò nemmeno a vendere gli onori ai candidati e l'assoluzione sia ai rei innocenti che ai colpevoli. Si crede anche che fosse solito promuovere intenzionalmente i procuratori più rapaci a cariche più importanti, affinché in seguito li condannasse quando più ricchi; si diceva comunemente che usasse costoro come spugne, che inumidisse i secchi e spremesse gli umidi. Alcuni tramandano che fosse corruttibile per natura, e ciò gli fu anche rinfacciato da un vecchio guardiano di buoi, il quale, negatagli la libertà gratuita che chiedeva supplicemente dopo che aveva assunto l'imperio, gridò che la volpe cambia pelo, non carattere. Ci sono invece coloro che pensano fosse stato costretto alle rapine e ai saccheggi dalla massima povertà del tesoro e dell'erario; cosa di cui testimoniò subito all'inizio del principato, dichiarando che occorrevano quattrocentocinquanta milioni di denari affinché lo stato potesse stare in piedi. E ciò sembra più vero, dato che usò ottimamente il denaro male acquisito.
Sola est, in qua merito culpetur, pecuniae cupiditas. Non enim contentus omissa sub Galba vectigalia revocasse, novas et gravia addidisse, auxisse, tributa provinciis, nonnullis et duplicasse, negotiationem quoque vel privato pudendas propalam exercuit, coemendo quaedam, tantum ut pluris postea distraheret. Ne candidatis quidem honores, reisve tam innoxiis quam nocentibus absolutione venditare cunctatus est. Creditur etiam procuratorum rapacissimus quemque ad ampliora officia ex industria solitus promovere, quo locupletiores mox condemnaret; quibus quidem vulgo pro spongiis dicebatur uti, quod quasi et siccos madefaceret et exprimeret umentis. Quidam natura cupidissimum tradunt, idque exprobratum ei a sene bubulco, qui negata sibi gratuita libertate, quam imperium adeptum suppliciter orabat, proclamaverit vulpem pilum mutare, non mores. Sunt contra qui opinentur ad manubias et rapinas necessitate compulsum summa aerarii fiscique inopia; de qua testificatus sit initio statim principatus, professus quadringenties milies opus esse, ut res p. Stare posset. Quod et veri similius videtur, quando et male partis optime usus est.
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I 124 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
Una sola è la colpa per cui merita di essere criticato: l'avidità di denaro. È l'inizio della versione di Svetonio, De vita caesarum.
Secondo Svetonio, De vita caesarum, il difetto maggiore di Vespasiano era l'avidità di denaro: ricorse a tassazioni eccessive, vendita di cariche pubbliche e corruzione, benché fosse giustificato dalla necessità di risanare l'erario imperiale.
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