Caricamento…
Caricamento…
latino · Svetonio
Svetonio · De vita caesarum
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Svetonio nella sua raccolta delle vite dei Cesari descrive gli anni in cui Tito, figlio dell'imperatore Vespasiano, condivise il potere e il governo dell'Impero Romano. Il brano illustra come Tito controllasse quasi tutti gli aspetti dell'amministrazione, dalla corrispondenza imperiale ai comandi militari, ma anche come usasse metodi brutali contro i sospettati di cospirazione.
Tocca una parola: si accende e ne vedi la resa. Da computer usa ← → o A D per scorrere.
Non cessò da allora di agire come partecipe e persino tutore dell'impero. Celebrò il trionfo insieme al padre e tenne la censura con lui, fu suo collega nella tribunicia potestà e in sette consolati; assunto il controllo di quasi tutte le cariche (infatti dettava egli stesso le lettere col nome del padre e componeva gli editti e recitava discorsi in senato anche in vece di questore), assunse anche il comando della guardia pretoriana, cosa che fino a quel momento nessuno aveva fatto se non un cavaliere. L'amministrazione fu talora condotta in modo poco civile e violento. Infatti, sospettandosi di chiunque gli sembrasse pericoloso, dopo aver inviato per i teatri e gli accampamenti uomini che quasi per comune consenso ne chiedessero il castigo, non esitò a schiacciarlo. Tra questi Aulo Cecina, uomo consolare, invitato a cena e appena uscito dalla sala da pranzo, lo fece traffiggere; naturalmente la situazione era grave, dato che aveva addirittura scoperto una lettera di suo pugno tra i soldati in cui si preparava un discorso sedizioso. Con questi atti, se per il futuro si tutelò abbastanza per la propria sicurezza, nel presente si attirò moltissima invidia, tanto che difficilmente alcuno giunse al potere supremo con così cattiva fama e con l'ostilità universale.
Neque ex eo destitit participem atque etiam tutorem imperii agere. Triumphavit cum patre censuramque gessit una, eidem collega et in tribunicia potestate et in septem consulatibus fuit; receptaque ad se prope omnium officiorum cura (cum patris nomine et epistolas ipse dictares et edicta conscriberet orationesque in senatu recitaret etiam quaestoris vice) praefecturam quoque praetorii suscepit numquam ad id tempus nisi ab eq. R. Administratam, egitque aliquando incivilius et violentius. Siquidem suspectissimum quemque sibi, summissis qui per theatra et castra quasi consensu ad poenam deposceret, haud cunctanter oppressit. In his Aulum Caecinam consularem, vocatum ad cenam ac vixdum triclinio egressum, confodi iussit; sane urgente discrimine, cum etiam chirographus eius praeparatae apud milites contioni deprehendisset. Quibus rebus sicut in posterum securitati satis cavit, ita ad praesens plurimum contraxit invidiae, ut non temere quis tam adverso rumore magisque invitis omnibus transierit ad principatum.
VersiaPer iPhone e iPadPresto anche nel browser
Lo schema di ogni periodo, l’analisi di ogni parola ed Erodotron che risponde ai tuoi dubbi. E la versione di domani la fotografi e ce l’hai.Lo schema di ogni periodo, l’analisi di ogni parola ed Erodotron che risponde ai tuoi dubbi. Lascia l’email: ti scriviamo appena apre.
I 114 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
Non cessò da allora di agire come partecipe e persino tutore dell'impero. È l'inizio della versione di Svetonio, De vita caesarum.
Secondo Svetonio, Tito non esitò a eliminare chiunque gli sembrasse minaccioso, come nel caso di Aulo Cecina, che fece traffiggere appena uscito da una cena, dopo aver scoperto prove della sua sedizione.
Altri passi di Svetonio già tradotti e analizzati.