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latino · Svetonio
Svetonio · De vita caesarum
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Svetonio passa ora a descrivere il comportamento del fratello di Tito, Domiziano, dopo che ebbe il potere. Il brano mostra come l'imperatore si fosse circondato di manifestazioni di adorazione divina, accumulasse cariche onorarie, costruisse monumenti a dismisura e impone il suo nome persino ai mesi dell'anno.
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Appena ottenuto il principato, non esitò a vantarsi in senato di avere concesso l'impero a padre e fratello, e che quello glielo aveva restituito; né si trattenne dal dichiarare che la moglie era stata ripresa dopo il divorzio e riportata al suo letto nuziale. Gradiva anche di sentirsi acclamare nell'anfiteatro nel giorno del banchetto pubblico: «Al nostro signore e alla nostra signora bene!» Ma quando nel Certame Capitolino tutti lo pregavano unanimemente di reintegrare Palfurio Sura, che era stato espulso dal senato tempo prima e ora era stato coronato tra gli oratori, non degnò nessuno di rispondere e soltanto ordinò mediante un banditore di tacere. t 4-5 Con pari arroganza, quando dettava lettere ufficiali a nome dei suoi procuratori, iniziava così: «Il nostro signore e dio ordina che accada questo.» Da ciò nacque l'usanza successiva che nemmeno in scritto e nel discorso fosse chiamato altrimenti. Permise che gli venissero erette statue nel Campidoglio soltanto d'oro e d'argento e di peso determinato. Costruì porte e archi con quadrighe e insegne trionfali per tutta la città in numero così grande, che qualcuno vi scrisse sopra in greco: «Basta!» t 8-10 Celebrò diciassette consolati, quanti non aveva celebrato nessuno prima di lui; di questi sette li tenne consecutivamente, ma quasi tutti soltanto nel nome, e nessuno oltre le Calende di maggio, la maggior parte fino alle Idi di gennaio. Dopo due trionfi assunse il cognomen di Germanico e rinominò da sé stesso i mesi di settembre e ottobre, il primo da Germanico e il secondo da Domiziano, perché con l'uno aveva assunto l'imperio e con l'altro era nato.
Principatum vero adeptus, neque in senatu iactare dubitavit, et patri se et fratri imperium dedisse, illo sibi reddidisse; neque in reducenda post divortium uxore edicere revocatam eam in pulvinar suum. Adclamari etiam in amphitheatro epuli die libenter audiit: Domino et dominae feliciter! Sed et Capitolino certamine cunctos ingenti consensus precantes, ut Palfurium Suram restitueret, pulsum olim senatu ac tunc de oratoribus coronatum, nullo responso dignatus, tacere tantum modo iussit voce praeconis. Pari arrogantia, cum procuratorum suorum nomine formalem dictaret epistulam, sic coepit: "Dominus et deus noster hoc fieri iubet." Unde institutum posthac, ut ne scripto quidem ac sermone cuiusquam appellaretur aliter. Status sibi in Capitolino non nisi aureas et argenteas poni permisit ac ponderi certi. Ianos arcusque cum quadrigis et insignibus triumphorum per regiones urbis tantos ac tot exstruxit, ut cuidam Graece inscriptum sit: arkei. Consulatus septemdecim cepit, quot ante eum nemo; ex quibus septem medios continuavit, omnes autem paene titulo tenus gessit, nec quemquam ultra Kal. Mai., plerosque ad Idus usque Ianuarias. Post autem duos triumphos Germanici cognomine assumpto Septembrem mensem et Octobrem ex appellationibus suis Germanico Domitianumque transnominavit, quod altero suscepisset imperium, altero natus esset.
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I 149 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
Appena ottenuto il principato, non esitò a vantarsi in senato di avere concesso l'impero a padre e fratello, e che quello glielo aveva restituito; né si trattenne dal dichiarare che la moglie era stata ripresa dopo il divorzio e riportata al suo letto nuziale. È l'inizio della versione di Svetonio, De vita caesarum.
Secondo Svetonio, quando tutto il popolo lo pregava di reintegrare l'oratore Palfurio Sura, Domiziano non degnò nessuno di una risposta e ordinò semplicemente il silenzio, dimostrando il suo assoluto disprezzo delle richieste pubbliche.
Altri passi di Svetonio già tradotti e analizzati.