Caricamento…
Caricamento…
di Licurgo
I passi più studiati, con la traduzione accanto. Tocca una parola e si accende la sua resa.
42, 44
Dunque, o uomini, chi mai, da giudice amante della patria e desideroso di pietà, assolverebbe con il suo voto colui che, abbandonato la città in tali timori, in pericoli così grandi e in tanta vergogna, non ha deposto le armi per la patria né ha offerto il corpo a schierarsi sotto i generali, ma è fuggito e ha tradito la salvezza del popolo? O quale oratore, chiamato a difendere il traditore della città, lo farebbe? Chi nemmeno ha osato piangere le disgrazie della patria, neppure ha contribuito nulla alla salvezza della città e del popolo, mentre la campagna forniva gli alberi, i morti fornivano i sepolcri, e i nuovi cittadini fornivano le armi.
43, 45
Eppure in quei tempi non c'era nessuna classe di età che non offrisse se stessa per la salvezza della città: gli uni si occupavano della costruzione delle mura, gli altri degli fossati, altri ancora della palizzata, e nessuno in città era ozioso. Leocrate non ha offerto neppure il suo corpo per nessuno di questi lavori. Voi, ricordandovi di costoro, dovete punire colui che non ha neanche voluto essere presente ai funerali di coloro che morirono a Cheronea per la libertà e la salvezza del popolo, come se il disonore di quei guerrieri caduti senza sepoltura fosse colpa sua; questi non arrossì neppure passando accanto alle loro tombe, chiamando patria la loro otto anni dopo.
49, 50
I premi della guerra per gli uomini valorosi sono la libertà e la virtù, e questi appartengono a coloro che sono caduti in battaglia. E inoltre non si può dire che siano stati sconfitti coloro che nella mente non temettero lo schieramento dei nemici che avanzavano. Solo coloro che muoiono nobilmente in guerra nessuno potrebbe giustamente dire che siano stati sconfitti: fuggendo la schiavitù, scelgono una morte gloriosa. La virtù di questi uomini l'ha dimostrato chiaramente: erano i soli tra tutti coloro che affrontavano il nemico a possedere in sé la libertà della Grecia. E insieme questi uomini finirono la loro vita e i destini della Grecia caddero in schiavitù: sepolti insieme ai loro corpi fu il diritto alla libertà di tutti gli altri greci. Così dunque hanno dimostrato chiaramente a tutti che non combattevano per causa propria, ma rischiavano la vita per la libertà comune. Per questo non arrosserei di dire che le loro anime sono la corona della patria.
95, 97
Si dice che in Sicilia, dall'Etna, si sia prodotto un fiume di fuoco: e che questo sia scorso verso l'altra terra, e in particolare verso una città tra quelle abitate in quella zona. Gli altri dunque si lanciarono alla fuga, cercando la propria salvezza, ma uno dei più giovani, vedendo che il padre, essendo anziano e non potendo allontanarsi, veniva lasciato indietro, se lo caricò sulle spalle e lo portava. Essendosi aggiunto, credo, anche il peso del padre, anch'egli fu raggiunto dal fuoco. Per questo è giusto considerare come la divinità sia benevola verso gli uomini buoni. Si dice infatti che il fuoco scorse tutto intorno a quel luogo e che si salvarono soltanto questi, dai quali quel luogo è ancora oggi chiamato il luogo dei pii, mentre quelli che avevano compiuto una rapida fuga e avevano abbandonato i propri genitori, tutti perirono.
98
Considerate, o uomini: non mi allontanerò infatti dagli esempi antichi; poiché quelle cose per cui quelli si sforzavano, queste giustamente voi, ascoltandole, approvereste. Dicono infatti che Eumolpo, figlio di Posidone e di Chione, venne con i Traci per contendere questa terra, e risultò che in quei tempi regnava Eretteo, che aveva per moglie Prasitea, figlia del Cefiso.
98, 100
Si dice infatti che Eumolpo, figlio di Posidone e di Chione, insieme ai Traci contendesse questa terra, e che in quel tempo regnasse Eretteo, avendo per moglie Prassitea, figlia di Cefiso. Poiché un grande esercito stava per invadere il loro paese, recatosi a Delfi, chiese al dio che cosa dovesse fare per ottenere la vittoria sui nemici; e avendo il dio risposto che, se avesse sacrificato la figlia prima di scontrarsi con l'esercito, avrebbe vinto i nemici, egli, obbedendo al dio, fece questo e scacciò dal paese coloro che lo stavano invadendo. Perciò si potrebbe giustamente lodare Euripide. Perché, per il resto era un buon poeta, e scelse di comporre proprio questo mito, ritenendo che le loro azioni sarebbero diventate un bellissimo esempio per i cittadini, guardando e contemplando le quali si sarebbero abituati nell'animo ad amare la patria.
99
Poiché un grande esercito stava per invadere la terra, andò a Delfi e domandò al dio come avrebbe potuto ottenere la vittoria dai nemici. Il dio gli fece questo oracolo: se sacrificasse la figlia prima dello scontro con l'esercito, avrebbe vinto i nemici. Egli, obbedendo al dio, fece questo e allontanò dalla terra coloro che gli facevano guerra.
100
Per questo motivo si potrebbe con ragione lodare Euripide, perché, oltre alle altre qualità di buon poeta, scelse di comporre proprio questo mito, ritenendo che sarebbe stato migliore come esempio per i cittadini le azioni di quelli, verso le quali, osservandole e considerandole, le anime si avvezzassero ad amare la patria.
105, 107
Ai Lacedemoni, i più coraggiosi, che in tempi passati combattevano contro i Messeni, il dio tolse di prendere un condottiero da noi e disse che avrebbero sconfitto i nemici. Eppure, se il dio avesse giudicato che questi, discesi da Ercole, i quali sempre regnano a Sparta, fossero condottieri migliori di quelli mandati da noi, come non si deve ritenere incomparabile il loro valore? Infatti, chi fra i Greci non sa che Sparta prese per stratego Tirteo dalla città, con il quale anche sconfisse i nemici e dispose l'educazione dei giovani, progettando non solo per il pericolo presente ma per tutto il tempo avvenire con saggezza? Lasciò infatti loro elegie composte, ascoltando le quali i giovani si educano al coraggio.
106, 107
Così erano seri e valenti, sia in pubblico sia in privato, gli uomini che allora abitavano Atene, che il dio predisse ai Lacedemoni, i più valorosi, che combattevano contro i Messeni, di prendere un comandante da noi e che avrebbero vinto gli avversari. Chi infatti dei Greci non sa che presero Tirteo come generale dalla nostra città, con il quale vinsero i nemici e organizzarono la cura dei giovani, provvedendo bene non solo per il pericolo presente, ma per tutto il tempo futuro? Egli infatti lasciò loro elegie, ascoltando le quali si educano al valore, e, non tenendo in nessun conto gli altri poeti, si sono così fortemente dedicati a questo, che fecero una legge secondo la quale, quando sono in armi per una spedizione militare, tutti vengano chiamati alla tenda del re ad ascoltare i componimenti di Tirteo, ritenendo che così essi vorrebbero soprattutto morire per la patria.
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