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Allos Idem · Vol. unico · pag. 602 · versione 230
Quintiliano · Institutio oratoria
Versione d’autore: Quintiliano, Institutio oratoria
Marco Fabio Quintiliano (35–100 d.C. circa) è il grande teorico dell'educazione retorica romana. L'Institutio oratoria è un trattato in dodici libri sulla formazione completa dell'oratore, dall'infanzia alla maturità. In questo brano Quintiliano discute i metodi più efficaci per insegnare ai bambini le lettere dell'alfabeto: critica chi fa memorizzare prima i nomi che le forme, raccomanda lettere intagliate in avorio come gioco, e suggerisce di guidare lo stilo sui solchi di una tavoletta per imparare a scrivere bene e velocemente.
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E in verità neppure questo almeno mi piace, ciò che vedo accadere nella maggior parte dei casi: che i bambini imparino i nomi delle lettere e la loro sequenza prima delle forme. Questo ostacola il riconoscimento di esse, poiché poi i bambini non concentrano l'attenzione sui tratti stessi mentre seguono la memoria precedente. Questo è il motivo per cui gli insegnanti, anche quando sembrano aver fissato abbastanza quelle lettere nei bambini secondo il loro ordine consueto in cui si scrivono per prime, le ripetono al contrario e le mescolano in varia alternanza, finché chi viene istruito le conosca di vista e non per ordine: perciò si impareranno al meglio sia le forme sia i nomi, esattamente come avviene per le persone. Ma ciò che nuoce nel caso delle lettere non darà danno nel caso delle sillabe. Non escludo tuttavia quella pratica nota allo scopo di stimolare nei bambini il desiderio di imparare: offrire anche letterine di avorio come gioco, o qualsiasi altra cosa che possa trovarsi e di cui quella età si diletti maggiormente, e che sia piacevole maneggiare, osservare, nominare. Quando poi avrà già cominciato a seguire i tratti, sarà utile far incidere quelle lettere nel migliore dei modi su una tavoletta, affinché lo stilo venga guidato come attraverso dei solchi. Infatti non sbaglierà come accade sulle tavolette di cera (verrà contenuto dai margini su entrambi i lati e non potrà andare oltre il modello tracciato) e, seguendo con più rapidità e frequenza i tratti precisi, rafforzerà le dita senza aver bisogno dell'aiuto di una mano che guidi la sua dall'alto. Non è una cosa estranea, quella che di solito viene trascurata dai nobili, ossia la cura di scrivere bene e velocemente. Poiché è la cosa più importante negli studi, e mediante essa soltanto si prepara quel vero progresso fondato su radici profonde, la scrittura stessa, uno stilo troppo lento ritarda il pensiero, uno rozzo e disordinato è privo di chiarezza: da ciò consegue l'ulteriore fatica di dettare ciò che deve essere copiato.
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I costrutti e le regole di questo passo: apri quello che ti serve per l’esempio dal testo e la spiegazione.
ut … discant
→ che i bambini imparino
La frase introdotta da ut con il congiuntivo (discant) dipende dal verbo 'video' tramite il pronome 'quod', e esprime ciò che Quintiliano osserva con disappunto: l'abitudine di insegnare prima i nomi che le forme delle lettere.
Compare nel periodo 1.
Nell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
intendentibus … animum
Intendentibus è participio presente con valore causale-temporale riferito ai bambini (dativo), che si connette a 'obstat': 'non concentrando essi l'attenzione'.
Compare nel periodo 2.
Scheda completa: Ablativo assoluto implicito (participio con dativo)Nell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
donec … norint
→ finché le conoscessero di vista
Donec con il congiuntivo (norint, forma sincopata di noverint) esprime un'azione attesa come limite: gli insegnanti mischiano le lettere finché i bambini le riconoscano a colpo d'occhio.
Compare nel periodo 3.
Scheda completa: Proposizione temporale con donecNell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
irritandae … gratia
→ allo scopo di stimolare i bambini
'Irritandae infantiae gratia' è una costruzione finale con gerundivo al genitivo seguito da gratia: 'allo scopo di stimolare i bambini'. È un costrutto classico per esprimere scopo.
Compare nel periodo 5.
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ut … ducatur
→ affinché lo stilo venga guidato
Ut con il congiuntivo presente (ducatur) esprime lo scopo per cui le lettere devono essere incise nella tavoletta: guidare lo stilo come in un solco.
Compare nel periodo 6.
Scheda completa: Proposizione finale con utNell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
radicibus nixus
→ fondato su radici profonde
'Altis radicibus nixus' è un participio perfetto (nixus) in accordo con profectus, con ablativo di mezzo (radicibus): 'il progresso fondato su radici profonde'.
Compare nel periodo 9.
Scheda completa: Ablativo del participio perfetto (participio congiunto)Nell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
Il testo originale pulito e, periodo per periodo, l’analisi di ogni parola: lemma, paradigma, morfologia, funzione e significati.
Neque enim mihi illud saltem placet, quod fieri in plurimis video, ut litterarum nomina et contextum prius quam formas parvoli discant. Obstat hoc agnitioni earum, non intendentibus mox animum ad ipsos ductus dum antecedentem memoriam sequuntur. Quae causa est praecipientibus ut, etiam cum satis adfixisse eas pueris recto illo quo primum scribi solent contextu videntur, retro agant rursus et varia permutatione turbent, donec litteras qui instituantur facie norint, non ordine: quapropter optime sicut hominum pariter et habitus et nomina edocebuntur. Sed quod in litteris obest in syllabis non nocebit. Non excludo autem id quod est notum irritandae ad discendum infantiae gratia, eburneas etiam litterarum formas in lusum offerre, vel si quid aliud quo magis illa aetas gaudeat inveniri potest quod tractare intueri nominare iucundum sit. Cum vero iam ductus sequi coeperit, non inutile erit eas tabellae quam optime insculpi, ut per illos velut sulcos ducatur stilus. Nam neque errabit quemadmodum in ceris (continebitur enim utrimque marginibus neque extra praescriptum egredi poterit) et celerius ac saepius sequendo certa vestigia firmabit articulos neque egebit adiutorio manum suam manu super imposita regentis. Non est aliena res, quae fere ab honestis neglegi solet, cura bene ac velociter scribendi. Nam cum sit in studiis praecipuum, quoque solo verus ille profectus et altis radicibus nixus paretur, scribere ipsum, tardior stilus cogitationem moratur, rudis et confusus intellectu caret: unde sequitur alter dictandi quae transferenda sunt labor.
E in verità neppure questo almeno mi piace, ciò che vedo accadere nella maggior parte dei casi: che i bambini imparino i nomi delle lettere e la loro sequenza prima delle forme.
Questo ostacola il riconoscimento di esse, poiché poi i bambini non concentrano l'attenzione sui tratti stessi mentre seguono la memoria precedente.
Questo è il motivo per cui gli insegnanti, anche quando sembrano aver fissato abbastanza quelle lettere nei bambini secondo il loro ordine consueto in cui si scrivono per prime, le ripetono al contrario e le mescolano in varia alternanza, finché chi viene istruito le conosca di vista e non per ordine: perciò si impareranno al meglio sia le forme sia i nomi, esattamente come avviene per le persone.
Ma ciò che nuoce nel caso delle lettere non darà danno nel caso delle sillabe.
Non escludo tuttavia quella pratica nota allo scopo di stimolare nei bambini il desiderio di imparare: offrire anche letterine di avorio come gioco, o qualsiasi altra cosa che possa trovarsi e di cui quella età si diletti maggiormente, e che sia piacevole maneggiare, osservare, nominare.
Quando poi avrà già cominciato a seguire i tratti, sarà utile far incidere quelle lettere nel migliore dei modi su una tavoletta, affinché lo stilo venga guidato come attraverso dei solchi.
Infatti non sbaglierà come accade sulle tavolette di cera (verrà contenuto dai margini su entrambi i lati e non potrà andare oltre il modello tracciato) e, seguendo con più rapidità e frequenza i tratti precisi, rafforzerà le dita senza aver bisogno dell'aiuto di una mano che guidi la sua dall'alto.
Non è una cosa estranea, quella che di solito viene trascurata dai nobili, ossia la cura di scrivere bene e velocemente.
Poiché è la cosa più importante negli studi, e mediante essa soltanto si prepara quel vero progresso fondato su radici profonde, la scrittura stessa, uno stilo troppo lento ritarda il pensiero, uno rozzo e disordinato è privo di chiarezza: da ciò consegue l'ulteriore fatica di dettare ciò che deve essere copiato.
184 lemmi del passo, dai più frequenti, con paradigma e traduzione.
La frase si traduce: 'E in verità neppure questo almeno mi piace'. Quintiliano, nell'Institutio oratoria, dichiara la propria insoddisfazione per il metodo allora diffuso di far imparare ai bambini i nomi delle lettere prima ancora di riconoscerne le forme grafiche.
Quintiliano suggerisce di offrire ai bambini piccole lettere intagliate nell'avorio ('eburneas litterarum formas') perché il gioco stimola il desiderio di apprendere. Nell'Institutio oratoria egli mostra grande attenzione alla motivazione del bambino: imparare deve essere piacevole, non coercitivo.
Sono tavolette di legno sulle quali le lettere venivano intagliate in rilievo, in modo che il bambino potesse seguirne il tracciato con lo stilo senza uscire dai margini. Quintiliano nell'Institutio oratoria vede in questo metodo un duplice vantaggio: correggere la forma delle lettere e rafforzare i muscoli della mano con la ripetizione.
Lo stesso passo (Come insegnare ai bambini le lettere dell'alfabeto) lo trovi qui: