Caricamento…
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di Seneca
I passi più studiati, con la traduzione accanto. Tocca una parola e si accende la sua resa.
1
Se i benefici consistessero nelle cose stesse e non nella stessa volontà di fare bene, sarebbero tanto maggiori quanto maggiori sono le cose che riceviamo. Ma questo è falso; infatti talora ci obbliga più chi ha dato cose piccole in modo magnifico, chi ha uguagliato con l'animo la ricchezza dei re, chi ha dato poco ma volentieri, chi si è dimenticato della sua povertà mentre guardava alla mia, chi non ebbe soltanto la volontà di aiutare ma il desiderio, chi pensò di ricevere un beneficio mentre lo dava, chi diede come se non dovesse ricevere, ricevette come se non avesse dato, chi cercò e colse l'occasione per essere utile. Al contrario sono ingrati, come ho detto, anche se appaiono grandi per la cosa e per l'aspetto, quei benefici che sono strappati o sfuggiti a chi li dà, e viene molto più gradito ciò che è fatto con fatica che ciò che è dato con mano piena. È poco ciò che ha dato a me, ma non poteva dare di più; ma ciò che costui ha dato è grande, eppure ha dubitato, ha rimandato, e quando dava gemeva, ha dato con superbia, ha diffuso la voce e ha voluto piacere non a colui a cui lo preferiva, ma alla sua ambizione; l'ha dato per ambizione, non a me.
3, 23
Riferirò ormai molti esempi di benefici, fra loro diversi e taluni tra sé contraddittori. Qualcuno ha donato la vita al suo padrone, qualcuno la morte, ha salvato chi era perduto e, se questo è poco, lo ha salvato morendo; un altro ha favorito la morte del padrone, un altro lo ha ingannato. Clodio Quadrigario nel diciottesimo libro degli Annali racconta che, mentre Grumento era assediata e si era ormai giunti alla massima disperazione, due schiavi disertarono verso il nemico e compirono un'azione degna di nota. Poi, quando la città fu conquistata e il vincitore si sparse dovunque, loro per strade note e corse davanti affrettarono verso la casa nella quale avevano servito e portarono fuori la padrona; a coloro che chiedevano chi fosse, confessarono che era la padrona e che volevano condurla al supplizio come crudelissimo per lei. Dopo averla portata fuori dalle mura, la nascosero con somma cura finché l'ira bellicosa si placasse; poi, quando il soldato sazio tornò rapidamente ai costumi romani, anch'essi ritornarono ai loro e si affidarono completamente alla padrona. Lei li affrancò subito e non si indignò di avere ricevuto la vita da coloro su cui aveva avuto il potere di vita e di morte. Avrebbe potuto rallegrarsene ancor più; infatti altrimenti la padrona salvata avrebbe avuto il dono della clemenza nota e volgare, così salvata fu una storia nobile e un esempio per due città. In mezzo a tanta confusione della città conquistata, mentre ognuno pensava a sé, tutti fuggirono da lei eccetto i disertori; ma loro, per mostrare con quale animo fosse stata fatta la loro precedente disertare, si rivoltarono dai vincitori verso la prigioniera portando la reputazione di parricidi; quanto di massimo vi fu in quel beneficio, giudicarono di tanta importanza, che per non morisse la padrona, sembrasse che l'avessero uccisa. Non è, credimi, non dico da animo servile, ma da animo vile, aver comperato un'azione straordinaria con la fama di un crimine.
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