Caricamento…
Caricamento…
di Luciano
I passi più studiati, con la traduzione accanto. Tocca una parola e si accende la sua resa.
1
Polifemo è anche musicista. L'altro giorno lo abbiamo sentito cantare, si sarebbe detto che un asino ragliasse. E anche la sua lira era così: un teschio di cervo spogliato delle carni; le corna facevano da montanti, e dopo averli uniti con un giogo e avervi teso le corde, senza nemmeno girare il piròlo, produceva una melodia stonata e discorde, con lui che urlava da una parte e la lira che rimbombava dall'altra. cosicché non eravamo in grado di trattenere il riso per quel canto. Dapprima, udite quelle grida, ci dicevamo l'un l'altro: «Chi grida qui invocando aiuto? Forse i nemici stanno devastando la città? O un ubriaco sta urlando? O forse un maiale viene sgozzato nel porcile dei vicini?» Eco, pur essendo chiacchierona, non volle nemmeno rispondere a lui che muggiva così, ma si vergognava all'idea di apparire imitando un canto rauco e ridicolo.
2
Come hai dormito profondamente, figlio mio, tu che non sei saltato fuori nel frattempo mentre venivi accecato. Ma Odisseo, dunque, come è scampato? Perché so bene che non sarebbe stato capace di spostare la pietra dalla porta. Ma io dovevo farlo, per prenderlo meglio mentre usciva, e sedutomi vicino alla porta stavo a caccia con le mani spalancate, lasciando passare solo le pecore verso il pascolo, dopo aver ordinato all'ariete tutto quello che doveva fare per me. Capisco: sono scappati di nascosto sotto quelle; tu invece dovevi chiamare in aiuto contro di lui gli altri Ciclopi. Li ho chiamati, padre, e sono venuti; ma quando chiesero il nome di chi tramava insidie e io dissi che era Nessuno, pensando che io fossi pazzo se ne andarono via. Così quel maledetto mi ha ingannato con il suo nome. E la cosa che più mi afflisse fu che, rimproverandomi anche la disgrazia, disse: «Nemmeno tuo padre Poseidone ti guarirà».
5
Teti e Peleo erano già andati nella camera nuziale, mentre Eris, intanto, passando inosservata a tutti (ci riuscì facilmente, perché alcuni bevevano, altri applaudivano, altri prestavano attenzione ad Apollo che suonava la cetra o alle Muse che cantavano), gettò nel banchetto un pomo bellissimo, tutto d'oro; vi era scritto: «lo prenda la più bella». Rotolando come apposta, questo pomo arrivò dove erano sdraiate Era, Afrodite e Atena. E quando Ermes, raccoltolo, lesse la scritta, noi Nereidi tacemmo; cosa dovevamo fare, infatti, essendo loro presenti? Loro invece se lo contendevano, e ciascuna pretendeva che il pomo fosse suo; e se Zeus non le avesse separate, la faccenda sarebbe arrivata persino alle mani. Ma egli disse: «Io non giudicherò su questo; andate piuttosto sul monte Ida, dal figlio di Priamo, che sa distinguere il più bello, essendo amante della bellezza, e lui non giudicherebbe male».
8
Periandro provava gioia per Arione e spesso lo mandava a chiamare per la sua arte. Egli invece, divenuto ricco presso il tiranno, desiderò, dopo essere salpato verso casa, verso Metimna, mostrare la sua ricchezza, ed essendo salito su un traghetto di uomini malfattori, poiché portava, come si rivelò, molto oro e argento, quando furono in mezzo all'Egeo, i marinai tramano contro di lui. Ed egli disse: «Poiché avete deciso questo, lasciate almeno che io, presa la mia veste e intonato un canto funebre su me stesso, mi getti volontariamente». I marinai lo permisero, ed egli prese la veste e cantò in modo molto melodioso, e si gettò in mare come se dovesse morire subito senz'altro. Ma un delfino, sorreggendolo, lo portò a Tenaro.
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